Come liberarti dall’anemia (e perchè integrare ferro non funziona)

Chi non ha mai sentito qualcuno dire “sono anemico, mi hanno detto di mangiare più alimenti ricchi in ferro”? Il termine “anemia” è molto comune in medicina, ma spesso può generare molta confusione.

Se ne parla talmente spesso che forse non sappiamo nemmeno cosa sia in realtà l’anemia: in questo articolo ti spiegherò tutte le potenziali cause di questo disturbo e come fare per combatterlo al meglio.

Ti accorgerai infatti, che nella maggior parte dei casi, aumentare l’apporto di alimenti ricchi in ferro e assumere integratori non affatto è sufficiente.

 

Che cos’è l’anemia?

Possiamo dire di essere anemici quando la concentrazione di emoglobina nel sangue è inferiore a 14 g/dl nell’uomo e 12 g/dl nella donna e quando il numero di globuli rossi nel sangue scende al di sotto di 4,5 x 106/μl.

L’emoglobina è una proteina che circola nel sangue, il cui compito è quello di trasportare l’ossigeno dai polmoni ai vari tessuti dell’organismo, oltre ad essere una componente fondamentale dei globuli rossi.

Se ho poca emoglobina avrò un minor apporto di ossigeno ai tessuti, con conseguente sensazione di stanchezza e debolezza, dal momento che l’ossigeno è un elemento indispensabile per la produzione di energia.

Tra poco ti illustrerò tutti i sintomi tipici di questo disturbo e quali esami clinici effettuare per verificare se soffri oppure no di anemia.

 

Sintomi dell’anemia: come mi accorgo di essere anemico?

I sintomi dell’anemia non sono purtroppo indicatori molto affidabili, poichè sono comuni a molte altre condizioni, ecco perché spesso questo disturbo viene trascurato.

Vediamo quindi quali sono i segnali che possono farci “accendere una lampadina”.

Sintomi anemia

Stanchezza e debolezza

 

batteria-scarica

Come accennavo prima, minore emoglobina in circolo significa minor apporto di ossigeno ai tessuti e quindi anche minore produzione di energia nell’organismo.

La conseguenza non può che essere una forte stanchezza, spossatezza e una gran voglia di dedicarsi al “dolce far nulla”.

 

Affanno frequente e scarsa tolleranza allo sforzo fisico

Ovviamente per uno sforzo fisico occorre ossigeno, ma l’anemico ne ha ben poco in circolo e di conseguenza è costretto a iperventilare (respiro più veloce e affannoso): questa strategia non consente comunque di aggirare il problema, anzi ci fa sentire peggio perché ci sembra di non essere più in grado di fare neppure gli sforzi minimi.

Chi ha carenza di emoglobina ha spesso anche una ridotta mioglobina, una proteina responsabile specificamente del trasporto di ossigeno ai muscoli, cuore compreso: altro elemento che peggiora la stanchezza e favorisce l’affanno.

 

Freddolosità e pallore

freddo

Il vecchio detto “se hai sempre freddo vuol dire che hai poco sangue”, in questo caso ha un minimo di fondamento.

La scarsa ossigenazione porta ad una vasocostrizione periferica che riduce l’apporto di sangue agli arti (mani e piedi in particolare), allo scopo di garantire una maggiore quantità di ossigeno agli organi vitali.

Ecco perché l’anemico soffre di più il freddo.

L’emoglobina inoltre, è responsabile del colore rosso vivo del sangue e dei tessuti in genere: se i livelli ematici di emoglobina sono bassi la pelle può apparire biancastra (per non dire cadaverica) e l’espressione cupa e tirata.

 

Tachicardia

La scarsità di ossigeno in circolo costringe il cuore a lavorare più del normale per garantire l’apporto minimo indispensabile di ossigeno a tutti i tessuti, aumentando la frequenza cardiaca.

Risultato: il cuore sembra un tamburo e ti sembra avere un infarto in corso! Per fortuna non è così, ma con il tempo il cuore può ipertrofizzarsi, ovvero aumentare le proprie dimensioni, aumentando il rischio di ischemia e scompenso cardiaco.

 

Disturbi comportamentali e di apprendimento, cali di attenzione

Il motivo alla base di questi sintomi non è difficile da immaginare, in quanto uno dei principali “consumatori” di ossigeno è il cervello.

Ecco che torniamo di nuovo al concetto di prima: minore emoglobina = minor trasporto di ossigeno al cervello = difficoltà di quest’ultimo nel fare il suo dovere. Ecco perché l’anemico soffre spesso anche di astenia, depressione e sbalzi d’umore.

 

Come posso fare per capire se soffro o no di anemia?

anemia esami

Come ti accennavo, molti dei sintomi che ti ho descritto prima possono essere comuni anche ad altre patologie e condizioni, pertanto, per verificare se soffri o meno di anemia, basta fare un semplice esame del sangue, indagando nello specifico su questi parametri.

  • Emocromo completo: permette di quantificare l’emoglobina, il numero e le dimensione dei globuli rossi e dei reticolociti (precursori dei globuli rossi), numero e tipologia dei globuli bianchi.
  • Ferritina: la scorta di ferro di cui l’organismo dispone.
  • Transferrina: una proteina che trasporta il ferro dall’intestino e dal fegato fino ai tessuti in cui è necessario.
  • Sideremia: la quantità totale di ferro che circola nel sangue.

 

Perché sono diventato anemico? Quali sono le cause dell’anemia?

A questo punto, dopo aver visto cos’è e come si riconosce l’anemia, immagino che una delle tante domande che ti frullano in testa sia “ok, adesso che ho capito di essere anemico, vorrei sapere però come diavolo ho fatto a ridurmi così! Da dove viene quest’anemia?”

Vediamo quindi quali possono essere le cause.

 

Ridotto apporto di ferro, acido folico e/o vitamina B12 con la dieta

Il ferro fa parte della struttura chimica dell’emoglobina, che a sua volta è una componente dei globuli rossi.

È chiaro quindi che, se la tua dieta è povera di ferro, l’anemia è una conseguenza inevitabile.

L’acido folico e la vitamina B12 sono due elementi coinvolti nel processo di produzione di emoglobina e globuli rossi, oltre che in innumerevoli altre vie metaboliche.

Una carenza di questi due elementi può essere dovuta a scarso apporto con la dieta oppure ad un aumentato fabbisogno (es. gravidanza, allattamento, crescita), ma qualunque sia la causa il risultato è sempre il medesimo: anemia in primis e talvolta anche disturbi gastroenterici e neurologici.

Tra poco ti mostrerò le principali fonti alimentari di ferro, acido folico e B12.

 

Eccessiva perdita ematica

Quando si perde molto sangue, per esempio con gravi emorragie oppure con cicli mestruali molto abbondanti, perdiamo velocemente anche molta emoglobina e globuli rossi e quindi si sviluppa una carenza generale di ossigeno nel corpo.

L’organismo impiega tempo per rimpiazzare tutto il sangue perso e suoi costituenti, troppo tempo, ed ecco che il “bilancio” può risultare negativo.

 

Talassemia o anemia mediterranea

In questo caso la situazione è un po’ diversa: un’alterazione genetica è responsabile della scarsa quantità di emoglobina in circolo.

Se soffri di talassemia potresti sviluppare un’anemia lieve oppure anche grave, a seconda del tipo di alterazione genetica, talvolta possono essere necessarie trasfusioni.

 

Ridotto assorbimento intestinale e stress metabolico

intestino

Attenzione bene perché qui c’è la chiave del problema. Non sei incinta e hai un ciclo quasi normale, segui una dieta equilibrata e non hai avuto emorragie negli ultimi tempi, eppure continui ad avere segni e sintomi di anemia: perché?

Probabilmente perché assorbi poco ferro a livello intestinale, oppure il tuo corpo non è in grado di utilizzarlo perché si trova in uno stato di stress metabolico cronico.

Facciamo un passo indietro per capire meglio questo concetto.

Su L’Altra Riabilitazione abbiamo parlato spesso di stress, definendolo come un qualsiasi evento o situazione che può interagire negativamente con il nostro organismo: cattiva alimentazione, stile di vita, disagio emotivo, ma anche i problemi meccanici come il mal di schiena o la cervicale.

Se molti di questi elementi negativi sono costantemente presenti nel tuo corpo, il tuo metabolismo può cambiare, nel tentativo di adattarsi alla situazione.

Uno degli adattamenti che l’organismo mette in atto in questi casi è la maggiore produzione degli ormoni stress-correlati (soprattutto il cortisolo).

Questo cambiamento dell’assetto ormonale dovrebbe essere temporaneo, ma in realtà spesso diventa cronico, perché alla fine non risolviamo mai del tutto le fonti di stress.

Ovviamente questa situazione non può che generare conseguenze del tutto indesiderate, e in particolare: alterazioni delle funzioni digestive con possibile malassorbimento del ferro e di altri elementi indispensabili per la sintesi di emoglobina e globuli rossi.

Peraltro, questo “assetto ormonale stress-correlato” porta anche altri sintomi di cui, non a caso, l’anemico spesso soffre:

  • disturbi del sonno
  • mani e piedi sempre freddi
  • irritabilità, sbalzi d’umore, depressione.

Se sei costantemente stressato, il tuo corpo (specie cervello e sistema immune) richiederà molta energia per fronteggiare lo stress e adattarsi alla situazione, rubandola ad altri organi e processi metabolici tra cui l’eritropoiesi (= sintesi di globuli rossi): l’anemia ha la strada spianata.

La buona notizia è che questo tipo di situazione si può risolvere con una strategia opportuna: tra un attimo vedremo quale.

Alcune infezioni intestinali batteriche o parassitarie possono essere causa di un minor assorbimento di ferro, sia perché i microbi utilizzano direttamente una parte del ferro contenuto negli alimenti, sia perché alterano la capacità di assorbimento dell’intestino.

Tra le varie patologie che possono favorire l’anemia cito anche la celiachia, anche se non è un’infezione, ma purtroppo è sempre più comune: anche qui il problema fondamentale è il malassorbimento intestinale.

Concludo questa lunga lista di cause dell’anemia citando gli interventi allo stomaco per i grandi obesi (gastrectomia) che, modificando la funzionalità dell’apparato digerente, influenzano anche l’assorbimento dei nutrienti creando una situazione analoga, anche se molto amplificata, a quella che ho appena descritto.

 

Come si cura l’anemia: è sufficiente integrare il ferro?

anemia alimentazione

Curare l’anemia potrebbe sembrare relativamente semplice: basta somministrare un integratore di ferro e aumentare il consumo di alimenti ricchi di questo elemento.

Magari bastasse davvero solo questo, avremmo sicuramente una drastica riduzione del problema nella popolazione media!

In realtà, i trattamenti con integratori e farmaci a base di ferro e altri elementi che ne favoriscono l’assimilazione sono poco tollerati da molti soggetti, a causa dei numerosi effetti collaterali.

Sintomi come nausea, disturbi intestinali e digestivi spingono chi è in terapia con concentrati di ferro ad abbandonare presto il trattamento.

D’altra parte, anche il solo aumento di cibi ricchi in ferro non risolve completamente la situazione: di fronte alla situazione malassorbimento dei nutrienti che ho spiegato prima, possiamo assumere anche delle “bombe a mano” di ferro, ma non vedremo grandi risultati in termini di aumento di emoglobina e globuli rossi.

“Ottimo, quindi che devo fare Annalisa?”

Tralasciamo problemi come ciclo abbondante o gravidanza e tutti i casi di emorragie o patologie particolari che naturalmente sono condizioni eccezionali che vanno affrontate con il medico.

Se sei nella situazione più comune, cioè anemia da malfunzionamento del metabolismo dovuto a stress cronico, non ci sono santi a cui votarsi: devi cambiare qualcosa nel tuo stile di vita.

Da soli non è semplice, ma neanche impossibile: quello che ti serve è mettere in atto tutti gli stratagemmi per ottimizzare la funzionalità metabolica.

Vediamo quali sono i principali.

 

1) Modifica la tua alimentazione

alimentazione anemia

Abbiamo più volte visto come un’alimentazione non corretta possa rappresentare una fonte di stress per l’organismo.

Anche se ti sembra di seguire una dieta equilibrata, magari non è proprio così o lo è solo in parte.

Esempio: puoi mangiare tanti alimenti “salutari” come verdura e frutta, ma se li concentri tutti in un unico pasto alle 2 di notte, il tuo metabolismo andrà comunque incontro a stress.

Ovviamente sto esagerando, ma giusto per rendere l’idea: perché il metabolismo funzioni bene hai bisogno di alimenti di qualità, ma anche di orari che rispettino la fisiologia del tuo organismo.

La soluzione migliore è ovviamente un piano personalizzato fatto da una persona competente, ma per avere comunque un aiuto iniziale “fai da te” utilizza questi due strumenti: il test sull’alimentazione e l’articolo alimentazione circadiana e anti infiammatoria.

Il primo ti aiuterà a capire se la tua alimentazione è problematica, mentre il secondo è un piano alimentare che, per quanto generico possa essere, ti aiuterà a migliorare la funzionalità metabolica.

Seguilo per non meno di 10 giorni a fila, senza interromperlo con aperitivi o cene varie! In questo schema alimentare generico dovrai inserire comunque alimenti ricchi in ferro: trovi un elenco alla fine di questo articolo.

 

2) Modifica i tuoi orari

anemia abitudini

Non sai quante persone abbiano migliorato la loro digestione solo cambiando l’orario dei pasti ed eventualmente degli allenamenti.

Per quanto possiamo essere inclini a vivere di notte, siamo animali diurni: più ci allontaniamo da questa condizione, peggio stiamo.

Qualcuno è costretto, suo malgrado (turni di notte), a farlo ugualmente: è ampiamente dimostrata una maggiore incidenza di patologie in queste persone.

Se vuoi migliorare la tua funzionalità metabolica, segui questi orari:

  • svegliati tra le 5:00 e le 7:30 del mattino
  • fai una buona colazione entro le 8:30 e comunque entro 30 minuti circa dal risveglio
  • fai un paio di spuntini: uno a metà mattina attorno alle 10:00 – 10:30 e una merenda pomeridiana attorno alle 15:30 – 16:30
  • pranza tra le 12 e le 13:30
  • cena entro le 20:30
  • dai la buonanotte a tutti entro la mezzanotte

Ovviamente se fai il turno di notte, rispettare questi orari non è semplice, ma ti dico questo: molte ricerche hanno dimostrato che anche chi lavora di notte sta meglio se segue gli orari dei pasti tradizionali, ovvero quelli che ti ho riportato sopra.

Quindi, se arrivi a casa alle 6:30 del mattino e non vedi l’ora di andare a letto, fai comunque colazione prima. Vero, il sonno perderà un po’ di qualità, ma tanto quello di giorno è comunque un sonno poco qualitativo (te ne sarai accorto no?).

 

3) Migliora la funzionalità del tuo intestino

Vitamin and Fitness diet, green grass

Se stai seguendo un’alimentazione circadiana e hai modificato i tuoi orari, quasi sicuramente hai notato miglioramenti nella digestione, pertanto il tuo corpo dovrebbe iniziare ad assorbire meglio il ferro.

Se ancora questo non succede, ovvero gli esami ematici non mostrano segni di miglioramento, puoi agevolare la funzionalità intestinale con alcune semplici strategie:

  • bevi almeno 2 litri d’acqua al giorno
  • fai attività fisica regolare
  • assumi per almeno 20 giorni un integratore di fermenti lattici per riequlibrare la flora microbica intestinale
  • elimina alcolici, snack dolci e salati di vario genere, anche se li assumi saltuariamente
  • segui un corso di yoga, fai esercizi di respirazione o utilizza altre tecniche per favorire il rilassamento mentale

Ovviamente quelle che ti ho mostrato sopra sono solo alcune delle tecniche che puoi adottare per migliorare il funzionamento del tuo intestino, ogni singolo caso poi prevede strategie personalizzate, in base anche alle cause di malassorbimento.

Non voglio neanche citare la “riduzione dello stress emotivo” come si legge in tantissimi articoli “da parrucchiere”: argomento “trito e ritrito” ormai ai limiti del banale.

Riduzione dello stress emotivo” è un elemento immancabile in ogni elenco puntato di consigli, tipo:

  • Mangia una banana a colazione
  • Vai a correre appena sveglio (“ma io inizio a lavorare alle 5:00!”)
  • Riduci lo stress emotivo (fosse semplice!)
  • Non andare a letto troppo tardi.

Lo stress emotivo è un argomento molto serio, anzi il principale degli argomenti: il sistema nervoso è il nostro apparato più importante, è lui che decide come dobbiamo stare e che sintomi dobbiamo avvertire.

Va da sé che situazioni come tensioni famigliari, insoddisfazione, ansia, depressione, ecc. abbiano un peso ENORME sulla nostra salute.

Ma non si può certo banalizzarle ed assimilarle al “mangiare una banana a colazione”.

Quindi si, l’aspetto emotivo ha un suo peso ed è giusto fare tutto il possibile per risolverlo, il come non è però oggetto di questo articolo.

 

Come affronto il problema anemia con i miei pazienti

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La grande differenza tra il “fai da te” e l’approccio professionale è che, nel secondo caso, posso utilizzare l’esperienza e le strumentazioni per capire quali siano gli aspetti più critici della salute di una persona.

Ma vediamo nel dettaglio come tratto il problema anemia nelle nostre sedi di L’Altra Riabilitazione:

1. Anamnesi del paziente e verifica delle analisi del sangue. Gli esami del sangue specifici (vedi elenco sopra) e la storia clinica di una persona mi aiutano a comprendere: tipo di anemia in essere, da quanto tempo il paziente soffre di questo disturbo e se sono o meno presenti altri sintomi caratteristici, come quelli che ho descritto prima.

2. Analisi del metabolismo e del sistema nervoso. Uno strumento molto utile per verificare la presenza di stress metabolico (e quindi di un potenziale malassorbimento di nutrienti, vedi sopra) è la BIA ACC: un’analisi del metabolismo, rapida e per nulla invasiva, mi permette di fare un quadro approfondito della situazione metabolica e della composizione corporea della persona, valutando anche i principali segni dello stress cronico sull’organismo.

Un altro strumento che mi permette di comprendere meglio chi ho davanti è l’analisi PPG del sistema nervoso autonomo: un test da 5 minuti che mi aiuta a valutare l’impatto dello stress emotivo sull’organismo e ad orientare ancora più nel dettaglio l’approccio terapeutico.

3. Dieta personalizzata con alimenti ricchi in ferro. Dopo aver valutato adeguatamente lo stato metabolico del paziente, elaboro un piano alimentare personalizzato, rivolto non solo ad aumentare i cibi ricchi in ferro e a massimizzarne l’assorbimento a livello intestinale, ma anche all’eventuale trattamento di tutte le potenziali cause dell’anemia (colon irritabile, intolleranze alimentari, celiachia, ecc.).

4. Integratori di ferro. In genere ricorro agli integratori di ferro proprio come “ultima spiaggia” se, dopo un adeguato periodo di dieta personalizzata, la situazione migliora poco o troppo lentamente e solo di fronte ad importanti carenze. Come accennavo, purtroppo gli effetti collaterali di questi integratori sono notevoli e molto frequenti e, nella maggior parte dei casi, non garantiscono i risultati sperati.

Se credi di aver bisogno di un approccio come questo per la tua situazione, sono a tua disposizione. Trovi il mio contatto email e telefonico alla pagina contatti.

 

Dieta ricca in ferro

Ti avevo promesso una lista degli alimenti più ricchi in ferro e degli elementi coinvolti nella sintesi di emoglobina e globuli rossi (acido folico, B12, ecc.).

Prima però, vorrei citare brevemente come varia la biodisponibilità del ferro a seconda della sua forma chimica e del tipo di alimento in cui è contenuto:

Ferro EME: contenuto nelle emeproteine (emoglobina e mioglobina), lo troviamo solo nei prodotti di origine animale, in particolare in carne e pesce. Ecco le fonti principali: carne rossa magra, cavallo, carne bianca (specie il vitello), fegato, pesce bianco, molluschi e crostacei, uova.
Ferro NON EME: contenuto soprattutto negli alimenti di origine vegetale, è meno assimilabile rispetto a quello EME; ecco perché è così diffusa la falsa credenza che i vegetariani siano tutti anemici! Le fonti principali in questo caso sono: legumi, semi di lino, di chia e di zucca, quinoa, carciofi, fiocchi di avena, albicocche secche.

 

Per essere correttamente assimilato e utilizzato all’interno dell’organismo, il ferro ha bisogno della presenza simultanea di altri elementi: vitamina C, vitamina B6, vitamina B12, rame, cisteina e acido folico.

Quali sono quindi le principali fonti degli “alleati del ferro”?

Eccole:

  • Vitamina C: agrumi, kiwi, fragole, peperoni, peperoncino, timo, prezzemolo, cavolfiori, broccoli.
  • Vitamina B6: lievito di birra, cereali integrali, frutta secca oleosa (noci, mandorle, pinoli), legumi, tuorlo d’uovo, ortaggi in genere.
  • Acido folico: ortaggi a foglia verde, crucifere, agrumi, cereali integrali.
  • Vitamina B12: tutti gli alimenti di origine animale, in particolare carne e pesce, sono ricchi di questa vitamina. Nella dieta vegana le principali fonti sono: cereali integrali e latte di soia fortificati (ovvero addizionati di B12), alghe, miso, tempeh. Le fonti vegetali di questa vitamina sono piuttosto limitate, ecco perché ai vegani si consiglia spesso di assumere integratori di B12, specie nei casi di anemia accertata.
  • Rame e cisteina: cereali integrali, frutta secca e alimenti di origine animale in genere.

 

Ti ricordo che alcuni fattori, come l’acido fitico (vegetali verdi) e i tannini (te, vino, cacao e cioccolato), abbondanti nel regno vegetale, ostacolano l’assorbimento di ferro nell’intestino.

Ecco perché, ad esempio, non possiamo considerare gli spinaci come un’ottima fonte di ferro: l’alto contenuto di acido fitico di cui dispongono costituisce una vera e propria barriera per l’assorbimento intestinale.

Attenzione quindi se sei vegetariano o vegano: diversifica il più possibile le fonti alimentari di ferro!

In conclusione, come si può notare, trattare adeguatamente un’anemia, qualunque sia l’origine o la causa, è tutt’altro che semplice.

L’approccio terapeutico che abbiamo costruito è  frutto di anni di esperienza di lavoro con soggetti anemici più o meno gravi, ed è altamente personalizzato, nel rispetto delle condizioni fisiologiche e patologiche del paziente.

Se vuoi saperne di più, o espormi il tuo caso, non dovrai fare altro che scrivermi dalla pagina contatti.

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