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Stitichezza: guida ai rimedi per combatterla

La stitichezza è uno dei sintomi più diffusi negli ambulatori dei medici e dei professionisti sanitari. Il mondo del web impazza di siti che parlano di rimedi miracolosi e non per riconoscere e combattere questo fastidioso disturbo di cui soffrono milioni di persone.

Ma in soldoni, quali sono le cause e i rimedi davvero efficaci che possiamo attuare nella nostra quotidianità, prima di farci prendere dallo sconforto e dire “le ho provate davvero tutte”?

 

Quando possiamo parlare di stitichezza o stipsi?

Chiariamo innanzi tutto che la stitichezza non è una malattia, ma un sintomo che può sopraggiungere in diverse situazioni:

  • Patologie o disturbi funzionali dell’apparato gastroenterico
  • Utilizzo di alcuni farmaci

Ma come facciamo a capire se la mancata evacuazione quotidiana può essere veramente considerata stipsi oppure se si tratta solo di un disagio momentaneo?

Gli esperti hanno stabilito i criteri di seguito elencati per riconoscere la presenza o meno di questo sintomo:

  • Il disturbo deve persistere da oltre 6 mesi.
  • Devono essere presenti almeno 2 delle seguenti condizioni per almeno 3 mesi:
  • meno di 3 scariche a settimana
  • occorre sforzarsi molto per defecare almeno 1 volta su 4
  • non ci si sente completamente svuotati dopo l’evacuazione almeno 1 volta su 4
  • occorre ricorrere a manovre manuali per facilitare la defecazione (es. svuotamento manuale del retto, pressione sulla parete vaginale posteriore, ecc.) almeno 1 volta su 4
  • feci dure o caprine almeno 1 volta su 4.
  • Presenza di feci molli solo dopo l’assunzione di lassativi.

 

Senza fare un planning semestrale annotando in agenda o sul telefonino quante volte e come siamo andati in bagno negli ultimi mesi, il modo più facile per riconoscere il problema è basarsi sulla difficoltà effettiva a defecare e sul mancato benessere dopo l’atto.

 

Quali sono le cause della stipsi?

La difficoltà di evacuazione può presentarsi in diversi casi: il disturbo può essere passeggero, come ad esempio durante un viaggio, oppure in caso di stress, altre volte invece si tratta di un problema ostinato che tende a cronicizzare.

 

cricetoIn viaggio:

In vacanza o durante un viaggio di lavoro può capitare di non riuscire a scaricarsi regolarmente, specie nei primi giorni, in questi casi il disturbo è passeggero e non può essere definito come stitichezza vera e propria, poiché persiste da meno di sei mesi.

Ricordiamo però che l’intestino è come un criceto: è un animale molto abitudinario, pertanto piccole variazioni dello stile di vita, come l’orario dei pasti o il tipo di cibo che assumiamo, possono essere una fonte di stress e quindi di alterazioni funzionali.

Del resto se ci pensiamo un attimo, in viaggio le abitudini cambiano parecchio: si mangia in modo sregolato (panini, pizze, pasti in aereo, ecc) e ad orari diversi rispetto al solito (figuriamoci se c’è di mezzo un jet lag!), si beve di meno per paura di dover andare in bagno spesso o di non trovarne uno decente in giro, talvolta se compare lo stimolo lo reprimiamo perché “riusciamo a farla solo a casa nostra”.

 

Patologie e utilizzo di farmaci:

La stipsi è altresì un sintomo associato a molte patologie, tra cui:

  • Malattie del sistema nervoso o muscolari: tumori, ostruzione intestinale, sclerosi multipla, morbo di Parkinson, sclerodermia, ecc.
  • Malattie metaboliche: diabete mellito, ipercalcemia, ipopotassemia, ecc.
  • Malattie endocrine: ipotiroidismo, insufficienza ipofisiaria.
  • Numerosi farmaci possono causare stitichezza: analgesici, antidolorifici, antidepressivi, antiacidi, diuretici, antidiarroici, antistaminici, chemioterapici, ecc.

 

Stipsi in gravidanza:

L’aumento del progesterone in gravidanza ha lo scopo di tenere a bada le contrazioni uterine, lo svantaggio però è che riduce la peristalsi intestinale ostacolando l’evacuazione.

Negli ultimi mesi inoltre, l’ingombro del pancione può costituire un ostacolo per il passaggio delle feci. In genere chi risente di più di questo disturbo sono le donne che soffrivano di stipsi anche prima della gravidanza.

 

Stitichezza e self-help: 9 tecniche “fai da te” per aiutare l’intestino

Per rimettere in moto un intestino pigro, possiamo sperimentare le seguenti attività, particolarmente efficaci, in assenza di specifiche patologie (in tal caso si raccomanda il consulto del medico):

1) Bere acqua a sufficienza

Se si beve già abbastanza è difficile che un ulteriore aumento dei liquidi introdotti possa fare la differenza.

Se nel corpo c’è un deficit di liquidi invece, l’intestino tende ad assorbire più acqua dagli alimenti indurendo le feci.

Spesso dobbiamo fare i conti anche con situazioni che possono favorire la disidratazione: febbre, vomito, viaggi in aereo, dove l’aria molto secca prosciuga l’organismo senza quasi che ce ne accorgiamo.

In questi ultimi casi è opportuno bere più del solito per ripristinare la corretta idratazione e garantire un buon transito intestinale.

2) Non sdraiarsi subito dopo aver mangiato

Potrebbe sembrare il classico “rimedio della nonna”, tuttavia in posizione supina rallenta notevolmente lo svuotamento gastrico attenuando il riflesso gastro-colico, ovvero i movimenti della peristalsi intestinale stimolati dall’arrivo del cibo nello stomaco.

3) “Se scappa, scappa”, rimandare l’evacuazione non è mai una buona idea

Come accennavo prima “l’intestino è come un criceto”, ama svolgere i suoi compiti più o meno negli stessi momenti della giornata, talvolta anche alla stessa ora.

Più tempo la tratteniamo e maggiore sarà la disidratazione che le feci subiscono nell’intestino: la cacca sarà sempre più dura e sempre più difficile da espellere.

4) Postura

Sempre più studi sottolineano l’importanza della posizione che manteniamo sul WC per favorire la defecazione.

Tra le tante consigliate, quella più diffusa e con i maggiori risultati è la posizione accovacciata, la stessa che manteniamo ad esempio quando usiamo una turca. Esiste un muscolo all’inizio del canale ano-rettale che, quando siamo in posizione eretta o seduta, stringe il retto impendendo alla cacca di fuoriuscire.

Quando questo muscolo si rilassa il retto è libero e permette l’evacuazione.

La posizione accovacciata favorisce il rilassamento muscolare permettendo al canale ano-rettale di “raddrizzarsi” con maggiore facilità.

Come possiamo ottenere in casa nostra la posizione accovacciata, senza usare necessariamente una turca? Possiamo utilizzare uno sgabello, come nell’immagine sotto, oppure degli asciugamani posizionati tra la tavoletta e le nostre cosce.

postura stitichezza

5) Respirazione diaframmatica

Esistono due tipi di respirazione: toracica e diaframmatica. Sono spiegate bene in questo articolo sulla respirazione.

Se mettiamo una mano sulla pancia e proviamo ad inspirare, spesso notiamo che l’addome non si gonfia minimamente, ma che ad espandersi è invece il torace (respirazione toracica).

In condizioni normali, l’atto respiratorio prevede un’inspirazione diaframmatica seguita da un’espirazione passiva.

Quando la respirazione esclude il diaframma e avviene solo o quasi a livello toracico, vengono coinvolti i muscoli accessori della parte superiore dell’organismo (spalle, cervicale, scapole), favorendo la comparsa di tensioni e dolori.

Stress emotivi, ansie, preoccupazioni e altri fattori legati ad uno stile di vita non corretto possono causare alterazioni del meccanismo di respirazione, portando ad un sovra utilizzo dei muscoli accessori della parte superiore del corpo e ad un blocco del diaframma verso il basso.

La respirazione diaframmatica rappresenta una sorta di massaggio per muscoli e organi interni, praticarla con regolarità per 10 minuti al giorno, favorisce la peristalsi intestinale oltre a garantire un benessere psicofisico generale (l’intestino è un secondo cervello).

Ritagliamoci quindi 10 minuti di tempo tutti per noi ogni giorno: supini o seduti belli diritti con la schiena appoggiata allo schienale della sedia, mettiamo una mano sulla pancia e con gli occhi chiusi iniziamo a concentrarci respirando con la pancia anziché con il torace.

6) Aumentare il consumo di alimenti ricchi in fibre

Frutta e verdura, cibi integrali, semi. Le fibre sono carboidrati che l’organismo non riesce a digerire e ad assimilare nell’intestino, ma se assunte in buona quantità e in presenza di acqua (pertanto se non si beve le fibre non aiuteranno mai) si gonfiano come spugne stimolando il lavoro della muscolatura intestinale e favorendo l’evacuazione.

Le fibre hanno anche il vantaggio di ridurre l’assimilazione di colesterolo e di sostanze tossiche o estranee di origine alimentare: come una calamita attirano sulla loro superficie parecchie componenti alimentari favorendone l’eliminazione e limitandone l’assorbimento.

Esistono altresì numerosi alimenti ricchi di sostanze (fibre e non solo) che possono stimolare fegato e intestino favorendo l’evacuazione: melanzane (specie se assunte con la buccia esterna), pere mature, funghi, verza cotta (cruda stimola la tiroide, cotta l’intestino), miele, prugne, fichi, mela cruda (la cellulosa della polpa e le fibre della buccia sono più efficaci contro la stipsi rispetto al frutto cotto), kiwi, fragole, uva, legumi, peperoni.

7) Prebiotici e probiotici

Stress, patologie, utilizzo di antibiotici o altri farmaci, scorretto stile di vita possono causare squilibri a carico della flora microbica intestinale.

Può essere utile assumere probiotici, ovvero batteri buoni, sotto forma di integratori oppure assumendo alimenti come kefir, yogurt, miso, tempeh. I prebiotici invece sono il nutrimento dei batteri buoni intestinali e sono abbondanti nei cibi ricchi di fibre (asparagi, legumi, frutta secca, ecc.).

I prebiotici mantengono l’equilibrio della flora batterica nell’intestino, garantendo il corretto funzionamento della peristalsi e ottimizzando l’evacuazione.

8) Lassativi: come, quando e perché

Se si salta l’evacuazione per 1-2 giorni, senza che compaiano dolori, meteorismo e altri disagi, non occorre gettarsi nel panico e correre in farmacia ad acquistare subito il lassativo di ultima generazione.

Tuttavia, quando iniziano a trascorrere parecchi giorni senza che il nostro criceto torni a bussare alla porta del nostro WC, l’utilizzo di lassativi o purganti può essere una mossa giusta per liberare l’organismo. Attenzione però: alcuni lassativi causano una rapida espulsione del contenuto intestinale, liberando tutte e tre le parti del colon (ascendente, trasverso, discendente).

In genere quando andiamo al bagno svuotiamo solo il tratto discendente, che si riempirà di nuovo il giorno dopo per permettere la successiva evacuazione.

Ogni parte del colon richiede circa un giorno per potersi riempire di materiale da espellere: se il lassativo è molto efficace e ci permette di liberare tutti e tre i tratti in un colpo solo, occorreranno tre giorni per riempire di nuovo questi spazi.

Quindi prima di dire “Oh no, nemmeno questa funziona, sono passati già tre giorni e non c’è nemmeno l’ombra di uno stimolo”, attendiamo ancora un po’ pazientemente, prima di buttare giù un’altra polverina o pastiglietta di purgante.

9) Toilet training

Questa tecnica di “addestramento intestinale” può essere un’utile strategia per sbloccare una stipsi non particolarmente ostinata.

La tecnica prevede pochi e semplici passaggi:

  • Scegli un orario in cui sai di poter stare tranquillo, senza che suoni il telefono o che qualcuno ti chiami e ti disturbi. Il genere il momento dopo la colazione (magari dopo un bel caffè) è uno dei migliori della giornata.
  • Siediti sul water per 15-20 min al massimo, rilassati e comincia a “dondolare” avanti e indietro per stimolare l’intestino, prima piegando il busto in avanti toccando le cosce poi raddrizzandoti di nuovo.
  • Evita di sforzare troppo, se durante l’intervallo di tempo che ti sei dedicato non è successo nulla, chiudi l’esperimento tornando alle tue normali attività quotidiane.
  • Se dopo tre giorni di toilet training non si verifica comunque l’evacuazione, può essere il caso di ricorrere a clisteri o lassativi.
  • Se si ripetono quotidianamente le operazioni descritte sopra, si può tornare ad avere una maggiore regolarità intestinale nel giro di qualche settimana.

Questa tecnica andrebbe sempre sperimentata dopo una visita medica accurata, allo scopo di valutare le reali cause fisiopatologiche del problema ed escludere la presenza di eventuali patologie responsabili della stipsi.

Se nessuna delle nove strategie sopra descritte funziona, è doveroso consultare il medico, che potrà approfondire la situazione con ulteriori indagini ed esami, aiutando il paziente a liberare l’intestino anche nei casi di occlusioni da fecaloma (“tappo intestinale”) o altre cause.

 

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