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Vertigini e sbandamenti ad origine “cervicale”: come li ho risolti (caso studio)

Tra tutti i problemi che quotidianamente mi trovo ad affrontare, la sensazione di vertigine e sbandamento è sicuramente uno dei più ostici.

Tutti i fisioterapisti amano le distorsioni alla caviglia, o la riabilitazione post intervento al legamento crociato, ed il motivo è molto semplice: in un modo o nell’altro, più ti allontani dal trauma o dall’intervento, più la situazione tende a migliorare.

Non è così quando una persona ti riferisce una persistente sensazione di disequilibrio, come se stesse camminando sulle nuvole, o come se fosse perennemente su una barca.

Il problema “vertigini e sbandamenti” è difficile da sopportare per chi ne soffre (si convive molto meglio con una caviglia che fa male) e ostico da affrontare per i professionisti che si prefiggono di risolverlo.

Lo sa bene Marco, un “ragazzo” sui 40 anni (mi scappa un sorriso quando qualcuno mi scrive definendosi un “ragazzo di 40 anni”) che in maniera abbastanza improvvisa è stato catapultato in una sorta di incubo, fatto di sensazioni di sbandamento, pesantezza e disequilibrio.

Fortunatamente, Marco è riuscito ad uscire dall’incubo grazie ad alcune indicazioni e ad un elemento che ha realmente fatto la differenza.

Questo elemento è lo stesso che mi porta a non consigliare alle persone che mi scrivono da lontano di sobbarcarsi 1000 km di viaggio per venire a fare una valutazione da me.

In modo deciso e nel loro interesse gli consiglio di seguire i miei corsi e le guide online: purtroppo non sempre riesco a farmi capire, ma sono sicuro che proseguendo la lettura tu lo potrai fare.

Allora, scopriamo quali sono state le indicazioni e l’elemento che ha permesso a Marco di migliorare la sua situazione ed uscire dall’incubo vertiginoso!

 

Sintomi e storia di Marco

Come ho già detto, Marco è un “ragazzo” di 44 anni: storicamente non ha mai avuto grandi problemi fisici, a parte l’emicrania che lo accompagna fin dalla giovane età.

In casi come questo, la predisposizione all’emicrania non aiuta: l’emicrania è infatti un problema caratterizzato da una maggiore sensibilità del tessuto nervoso, lo stesso responsabile del problema che andrò a descrivere tra poco.

Un giorno come tanti, Marco si sveglia ma succede qualcosa di strano: quando si alza si sente “tirare” a sinistra, come se perdesse costantemente l’equilibrio verso quel lato.

Una sensazione sgradevole che ti aspetti di sentire quando hai bevuto un bicchiere di troppo, non quando ti alzi per una giornata come le altre.

Fortunatamente il fenomeno è rientrato velocemente, lasciandolo solo un po’ scosso ed infastidito.

Circa un mese dopo, Marco era di ritorno da una camminata in montagna, ambiente che ha sempre amato: in realtà la gita e la montagna non c’entrano più di tanto, si trattava sicuramente di una situazione pronta ad “esplodere”.

Quando si è tolto lo zaino, Marco ha notato qualcosa di strano nel camminare: improvvisamente si sentiva meno sicuro, come se stesse camminando sulle nuvole.

Anche qui, fortunatamente la situazione è durata poco, visto che dopo 5-6 minuti il fenomeno è rientrato.

La sera stessa, ecco che succede il patatrac.

Poche ore dopo, con un semplicissimo movimento del collo, Marco avverte un sonoro “crack” a livello cervicale, il classico “schiocco” che molte persone avvertono saltuariamente o regolarmente.

Da lì è iniziato l’incubo, ovvero tutta la sintomatologia legata al problema “vertigini e sbandamenti”: un problema molto complesso che spesso limita la qualità di vita delle persone.

I mesi successivi della vita di Marco sono stati caratterizzati da:

  • sensazione di essere in barca o di camminare sulle nuvole
  • pesantezza della testa e mancanza di lucidità
  • mancanza di equilibrio improvviso
  • sensazione di “ovattamento

Sintomi con i quali è sicuramente difficile convivere: sicuramente si convive meglio con un ginocchio che fa male.

Ovviamente, Marco è andato alla ricerca di spiegazioni e soluzioni: purtroppo per lui non è stata una ricerca così fruttuosa, anzi è addirittura peggiorato.

Per capire come mai sia peggiorato, cercherò di riassumerti nel modo più semplice possibile questo complesso e odioso problema.

 

Il problema “vertigini e sbandamenti”: non è solo “la cervicale”!

Amo usare l’esempio della distorsione alla caviglia, perchè è tremendamente semplice da capire.

Trauma — lesione di un tessuto (i legamenti, in questo caso) — dolore a livello del tessuto — guarigione (più o meno bene) — riduzione del dolore.

Semplice, pulito e lineare.

La sensazione di vertigine e sbandamento è tutto il contrario: non c’è quasi mai una singola precisa causa dalla quale parte tutto.

A riguardo di questo problema, ho scritto un dettagliato articolo: ora lo andrò a riassumere, ma se ti interessa capire meglio dai un’occhiata al mio articolo sui problemi di equilibrio a (supposta) origine cervicale.

Come dicevo, è raro che il problema parta da una singola struttura: capita a volte con problemi del labirinto come la cupololitiasi (i famosi “sassolini che si spostano”), ma si tratta di situazioni ben riconoscibili e che durano un tempo ben definito.

Spesso si dice “è la cervicale”, ma in realtà questo è un banalizzare la cosa, ed in più è anche potenzialmente errato: le strutture cervicali non sono dei veri e propri organi dell’equilibrio, ma solo degli “aiutanti”.

A cosa è dovuta la sensazione di vertigine e sbandamento

La sensazione di sbandamento è tipica di quando non c’è un buon dialogo tra la “cabina di regia” (il cervello) ed i principali informatori dell’equilibrio, ovvero:

  •  l’orecchio interno
  • gli occhi
  • vertebre e muscoli cervicali

Come dicevo, nella maggior parte dei casi non c’è una singola struttura compromessa: capita, ma sono situazioni ben riconoscibili.

È molto, molto più frequente il “mix di situazioni avverse”, nel quale:

  • la “cabina di regia” è in difficoltà (magari perchè hai un eccesso di stress psicofisico)
  • i principali informatori non sono “al top” (ad esempio, hai accumulato molta tensione muscolare e/o infiammazione cervicale)

Quando bevi un bicchiere di troppo, tutti i tuoi “informatori” stanno esattamente come prima, ma tu perdi l’equilibrio: questo avviene perchè hai temporaneamente mandato “in tilt” la cabina di regia.

Il peggioramento di Marco e l’accentuarsi dei sintomi

Nel caso di Marco, la “cabina di regia” non era sicuramente il punto forte.

Due sono gli elementi che non giocavano a nostro favore quando è venuto a chiedermi una mano:

  • la predisposizione all’emicrania, che rende più sensibile il sistema nervoso
  • una base di ansia ben radicata e storica

Inutile nasconderlo: chi soffre di ansia cronica ha una “cabina di regia” che non può sicuramente essere al massimo della performance, e l’equilibrio è una delle prime cose che ne risente.

In più, che effetto hanno gli stati di ansia cronici sui muscoli cervicali?

Ovvio, li tengono sempre più tesi del dovuto: come abbiamo visto, anche questo non aiuta l’equilibrio, ma in compenso mantiene uno splendido circolo vizioso.

Quando hai sintomi come quelli che avvertiva Marco, puoi sentirti dire il classico “è colpa della cervicale”, e purtroppo capita di sentirlo dire anche dai medici.

Come dicevo prima, una affermazione di questo tipo è molto riduttiva quando si parla di un problema così complesso, e potenzialmente pericoloso.

Sulla scia del “sarà la cervicale”, Marco si è rivolto ad un manipolatore, che evidentemente ha un po’ sottovalutato il problema.

Infatti, le persone con disequilibrio spesso NON gradiscono le manipolazioni improvvise o troppo aggressive: purtroppo a volte i manipolatori tendono a trattare tutti nello stesso modo.

Manipolazioni improvvise o massaggi profondi possono però “scombinare” temporaneamente le tensioni muscolari, ma questo in un soggetto con disequilibrio (che fatica quindi a trovare “appigli”) è causa di aumento dei sintomi.

Purtroppo a Marco è capitato così: la manipolazione improvvisa ha aumentato l’infiammazione nell’area cervicale, rendendo ancora più difficile la vita alla “cabina di regia”, che già faticava a tenerlo in equilibrio.

 

Il piano riabilitativo che abbiamo impostato

Quando ho visto Marco erano già passati diversi mesi dall’inizio dei sintomi e dal successivo peggioramento post manipolativo.

In teoria, questa parte della storia è quella in cui dovrei descrivere come io gli abbia fatto “la valutazione che solo io so fare” con “gli strumenti che solo io possiedo (possibilmente che vengono dagli Stati Uniti)”.

In realtà, ho fatto delle semplicissime considerazioni, basandomi sui princìpi che ho illustrato in questo articolo.

Nel caso di Marco, era evidente che avessimo:

  • una “cabina di regia” con difficoltà significative e storiche (predisposizione emicranica + stato ansioso di base)
  • un tratto cervicale in evidente stato di difficoltà ed infiammazione
  • nessun altro problema significativo che potesse incidere sui suoi sintomi

Visto che le difficoltà della “cabina di regia” erano storiche e lo avevano portato fino ai 44 anni senza problemi di quel tipo, era piuttosto logico concentrare l’attenzione sul tratto cervicale.

Attenzione: come dicevo prima, la base ansiosa incide molto sul quanto sono contratti i muscoli del collo, ma anche se c’è l’ansia di mezzo, i muscoli possono migliorare.

Con tutta probabilità, Marco è arrivato pian piano (negli anni) al limite della tolleranza nei confronti della tensione muscolare: mettici il lavoro in ufficio, mettici gli stati di ansia, aggiungi il tempo che passa ed il gioco è fatto.

Quando la tensione muscolare è molto forte, è possibile che accadano improvvisi stati infiammatori, come quello generato dal “crack” che aveva avvertito mesi prima.

Nel caso di Marco, questa forte infiammazione cervicale ha messo in difficoltà la “cabina di regia”, e questo ha dato il via ai sintomi di sbandamento.

Per migliorare la situazione, era quindi logico pensare che il suo tratto cervicale dovesse migliorare e ridurre il suo stato infiammatorio.

Ecco come abbiamo fatto!

 

Esercizi riabilitativi per ridurre lo stato di irritazione cervicale

Come si riduce uno stato di infiammazione cronica a livello del tratto cervicale?

Serve la tecar? Qualche integratore? Una manipolazione segreta che “sblocca”?

Nulla di tutto ciò, almeno quando si parla di problemi cronici, ovvero che durano da mesi.

 

I problemi cronici a livello di muscoli e ossa sono legati ad una situazione che si è venuta a formare e che non riesce a risolversi: in nessun modo una forza esterna riuscirà a cambiare in modo significativo le cose.

 

Per cambiare la situazione in modo duraturo, ciò di cui abbiamo bisogno è semplice: migliorare lo stato dei muscoli.

Ovunque ci siano muscoli tonici ed in piena efficienza, c’è uno stato infiammatorio basso: al contrario, le aree di debolezza e rigidità muscolare sono più spesso soggette ad infiammazione.

Con Marco, ho impostato un piano di esercizi a casa, e per sceglierli ho usato la stessa procedura che illustro nel mio video corso Cervicale STOP!.

Cervicale STOP! è un videocorso che da anni rappresenta uno dei miei cavalli di battaglia: in questi anni (di continuo aggiornamento) ha aiutato migliaia di persone a migliorare i loro disturbi cervicali.

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Nel caso di Marco, erano 3 gli elementi di cui avevamo bisogno.

#1 Esercizi di mobilizzazione

La mobilità del collo di Marco era piuttosto limitata, per rigidità storiche e per il sopraggiunto stato di infiammazione e disequilibrio (quando hai vertigini, il collo si irrigidisce automaticamente).

Per questo motivo, gli ho consigliato di fare quotidianamente degli esercizi di mobilizzazione, in modo estremamente cauto.

#2 Esercizi di mobilità e rinforzo delle spalle

Spesso chi ha stati di ansia “storici” (come nel caso di Marco) e/o chi passa molte ore in ufficio, ha anche una postura delle spalle cronicamente portata in avanti.

Questo non fa altro che peggiorare lo stato di tensione e contrattura dei muscoli trapezi, rendendoli due “cordoni tesi” a lato del collo.

In questi casi sono molto utili esercizi di “rinforzo posturale” come questo.

#3 Esercizi di rinforzo cervicale

Lo stato di tensione crea infiammazione, e l’infiammazione indebolisce i muscoli.

Più i muscoli sono deboli, più si sviluppa infiammazione.

Un pessimo circolo vizioso, insomma.

Per spezzare il circolo, sono molto utili gli esercizi specifici di rinforzo dei muscoli cervicali: purtroppo quest’ultima categoria di esercizi è un po’ bistrattata, perchè la sensazione è quella di irrigidire muscoli che sono già rigidi di loro.

In realtà, non è assolutamente così: un rinforzo cauto e prudente aiuta a ridurre la tensione, anche se sul momento sembra che aumenti.

Ecco l’esercizio che gli ho consigliato.

 

Le molte difficoltà incontrate, e l’elemento che ha fatto la differenza

Da manuale, questa è la parte in cui racconto che “in soli 15 giorni, e senza alcuna fatica, Marco ha risolto per sempre tutti i suoi problemi, ovviamente grazie alle mie indicazioni”.

Ovviamente non è andata così: frasi come quelle servono solo a vendere.

Il percorso di un disturbo come quello di Marco non è mai semplice, breve e lineare, ed i motivi sono diversi:

  • i muscoli impiegano settimane per cambiare effettivamente il loro status
  • gli stati infiammatori persistenti non sono una cosa che sparisce dall’oggi al domani
  • non è semplice convincere la “cabina di regia” che la situazione sta migliorando, e che può spegnere gli allarmi

Ecco perchè la nostra corrispondenza mail è stata piuttosto fitta negli ultimi mesi:

Di mano in mano Marco mi riferiva le sue sensazioni, ed io lo incoraggiavo ad andare avanti, dato che tra alti e bassi c’erano sempre segnali positivi.

E qui entra in gioco l’elemento che ha fatto la differenza.

 

L’elemento che fa la differenza nella cura dei disturbi cronici

Di cosa parlo? Naturalmente della COSTANZA con cui Marco si è impegnato a seguire le indicazioni.

Quando si parla di disturbi cronici, sono molto più d’impatto 10 minuti di esercizio ogni santo giorno per 6 mesi, piuttosto che un ciclo di riabilitazione intensiva di 1 ora al giorno per soli 15 giorni.

Questo perchè lo scopo della riabilitazione è quello di migliorare la funzionalità dei muscoli e di far funzionare meglio la cabina di regia, ovvero il cervello.

Questo non accade da un giorno all’altro, soprattutto quando alla base ci sono condizioni che remano contro come la predisposizione emicranica e lo stato ansioso di base.

Tuttavia Marco non ha mollato, nonostante a tratti ci siano stati momenti di peggioramento dei sintomi, in particolare quando in palestra caricava un po’ di più.

Piano piano la situazione ha iniziato a migliorare, e sicuramente questo gli ha dato fiducia: fortunatamente è stato abbastanza intelligente da comprendere benissimo che una situazione così radicata non poteva risolversi in breve tempo.

Dopo circa 8 mesi, tra una scaramanzia ed un “non parliamo troppo forte”, la situazione si è stabilizzata in positivo, e Marco ha potuto mandarmi questo messaggio.

 

Conclusione

La storia di Marco mi piace molto perchè è davvero ricca di spunti utili per chi soffre di un problema invalidante come quello degli sbandamenti.

Da questa storia è facile capire che:

  • il problema “vertigini e sbandamenti” è complesso e va ben oltre il “sarà la cervicale”
  • la rieducazione fa la differenza quando si tratta di problemi cronici. È l’unico modo di migliorare nel medio e lungo termine
  • a fare la vera differenza è la costanza nell’applicarsi. Le strategie che funzionano meglio sono quelle che si mettono in pratica

Ecco perchè consiglio di seguire le mie guide ed i miei video corsi, piuttosto che recarsi da me per una singola valutazione, magari facendo migliaia di kilometri.

Un problema come questo va innanzitutto capito, e necessita molto spesso di una buona dose di pazienza e costanza.

Il “vengo da te e mi dici esattamente cosa devo fare” non funziona: con Marco ci siamo visti di persona, ma mi sono trovato di fronte una persona che aveva già letto attentamente i miei materiali e che aveva già iniziato a lavorare su di sè.

È stato proprio questo che gli ha permesso di non perdersi d’animo e di andare avanti: ha capito quanto per il suo problema fosse importante applicarsi in modo costante.

Non preoccuparti, non devi rimetterti a studiare per essere in grado di migliorare, ma solo comprendere come funziona il disturbo ed imparare ad ascoltare il tuo corpo.

In questo articolo hai già trovato una notevole quantità di informazioni e suggerimenti pratici, quindi hai un’ottima base di partenza.

Se ti interessa approfondire e scoprire le migliori tecniche per il disturbo cervicale, affrontate in maniera semplice ed intuitiva, registrati al mio video corso Cervicale STOP!

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2 Commenti. Nuovo commento

  • bellissima storia con lieto fine , conosco la sensazione che descrivi di Marco ci convivo molto infelicemente da anni praticamente non hai più vita
    ho già provato a fare qualche tue esercizio ma poi mi scoraggio perché sto sempre “in barca” ma la storia mi ha motivato ci riprovo

    Rispondi
  • Ciao Marcello sono contenta di aver trovato una persona come te che solo a sentirti la mia ansia e diminuita io ho lo stesso problema di Marco sono una ragazza di 35 ho due bambini faccio un lavoro fisico la mia cervicale da un mese che mi da problemi in più ha perso la curva spero con le esercizi salto fuori ho le spalle sempre tese e collo rigido con tanti dolori

    Rispondi

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