Spondiloartrosi, ernie del disco e Discopatie: riscontri radiologici

Quando si ha un dolore cronico, come ad esempio il mal di schiena, spesso si effettuano degli esami come lastre, risonanze o TAC.

Tipicamente, dopo che li si è effettuati, ci viene consegnato il referto, da portare poi al medico di base o allo specialista.

Possiamo resistere alla tentazione di aprirlo e cercare di capirci qualcosa? No, del tutto impossibile.

Esiste la possibilità che ci preoccupiamo inutilmente leggendo parole incomprensibili e cercandone il significato su Internet? Esiste questa possibilità, anzi possiamo quasi definirla una certezza.

Questo succede perchè quando cerchi una determinata parola che si trova sul tuo referto (ad esempio, “osteofitosi“), su Internet puoi trovare cosa significa questo termine, dal punto di vista clinico.

Al che potresti scoprire che “osteofitosi” significa degenerazione e presenza di micro-calficicazioni, o addirittura di piccoli spuntoni ossei: aiuto!

Quello che di solito NON trovi sono informazioni che ti permetterebbero di fare una cosa importante, ovvero di “contestualizzare“.

Leggere la definizione di “osteofitosi” può spaventare, ma lo farebbe sicuramente meno se contemporaneamente scoprissi che:

In questo articolo ti aiuterò a capire meglio cosa significano alcuni termini che puoi leggere nei referti degli esami.

È ovvio che la procedura “corretta” prevederebbe solo che tu consegni il referto al medico e lui ti dice cosa fare.

D’altra parte, c’è però da considerare che:

  • è impossibile resistere alla tentazione di informarsi autonomamente
  • è possibile che dal medico di base, o anche dallo specialista, non ti arrivino grosse soddisfazioni o chiarimenti

Ecco perchè un articolo come questo ti può essere MOLTO utile: partiamo!

 

Quali sono i “problemi” più comuni che si possono riscontrare in lastre, TAC e risonanze

Ho messo la parola “problemi” tra virgolette, perchè non si pone mai abbastanza l’accento su questa cosa, che per i medici può essere ovvia, ma per le persone comuni non lo è.

Dato che i referti di lastre e risonanze sono spesso motivo di preoccupazioni, per non dire di forti condizionamenti psicologici, è giusto mettere subito in chiaro un concetto.

Nella maggior parte dei casi, ciò che si riscontra in lastre e risonanze non si può veramente definire un “problema clinico”.

Lo si potrebbe chiamare un “problema” se:

  • le persone sane mostrassero lastre e risonanze “a posto”
  • le persone con sintomi e dolori mostrassero lastre e risonanze con… i problemi sopra citati

È giusto sapere fin da subito che in realtà NON è così.

Tutti gli studi effettuati negli ultimi 20 anni dimostrano in realtà che la quasi totalità delle persone senza alcun sintomo mostra qualcosa che in una lastra o risonanza si potrebbe definire “problema”.

Addirittura, diversi studi mostrano come sia impossibile per un radiologo messo di fronte a due lastre, capire quale sia la persona con dolore e quale sia quella del tutto sana.

Questo per dire: attenzione a non sviluppare preoccupazioni inutili.

Gran parte delle cose che si riscontrano in lastre o risonanze sono assolutamente comuni ed in un certo senso “normali”: vanno tenute in considerazione, ma non bisogna perderci il sonno.

Se hai qualche sintomo, dolore o problema, bisogna sicuramente capire come stare meglio, ma ti assicuro che questo non dipende da quello che ti hanno riscontrato negli esami.

Detto questo, i “problemi” in assoluto più comuni sono:

  • quelli appartenenti alla famiglia delle ARTROSI
  • i problemi dei dischi vertebrali, chiamati anche DISCOPATIE

Vediamo di cosa stiamo parlando.

 

Problemi della famiglia delle ARTROSI (osteofitosi ecc…)

Puoi immaginare l’ARTROSI come una sorta di “arrugginimento” delle ossa.

Tra un osso e l’altro è presente uno strato di cartilagine e del liquido lubrificante, per rendere possibile il movimento.

Sviluppare artrosi significa che questo strato di cartilagine e questo liquido lubrificante si stanno riducendo.

Al loro posto spesso si formano delle micro-calcificazioni, che sono chiamate OSTEOFITI (ecco perchè si parla di osteofitosi).

A seconda del punto in cui l’artrosi si manifesta, si utilizzano nomi diversi: quando l’artrosi è a livello delle vertebre, si parla ad esempio di spondiloartrosi.

E a seconda di quanto il fenomeno sia esteso e di dove si localizzi, puoi trovare nomi come:

  • osteofitosi margino somatica (micro-calficicazioni sul bordo delle vertebre)
  • spondilosi osteofitaria (generica artrosi della colonna)
  • alterazioni spondiloartrosiche diffuse (ancora, artrosi diffusa su tutta la colonna)

Insomma, si parla più o meno sempre della stessa cosa: assottigliamento della cartilagine e sviluppo di micro calcificazioni, chiamate appunto osteofiti.

Bisogna preoccuparsi di questa cosa, e dell’orrendo termine “degenerativa“?

Assolutamente no: bisogna prendersi cura delle proprie articolazioni e della propria colonna, ma non bisogna sviluppare paranoie inutili.

L’artrosi è un fenomeno comune, soprattutto dopo i 40 anni: qualcuno ne sviluppa di più e qualcuno di meno, ma è un destino che ci accomuna tutti.

È vero che è un processo che tende a peggiorare nel tempo, ma nella maggior parte dei casi questo non ci deve spaventare in quanto:

  • il corpo può funzionare benissimo anche con un po’ di artrosi qua e là
  • abbiamo molti meccanismi di compensazione
  • spesso il processo di artrosi rimane statico per anni

Tra poco vedremo quindi quali sono le cose da fare per migliorare la situazione: per il momento teniamo buono il “niente panico”.

 

Problemi della famiglia delle discopatie, o “riduzione degli spazi intersomatici” vertebrali

Riduzione del volume del disco vertebrale

Un altro “problema” che si riscontra comunemente in lastre o risonanze (naturalmente quelle della colonna), sono le cosiddette discopatie.

“Discopatia” significa fondamentalmente che lo spazio tra due vertebre, occupato dal disco intervertebrale, si è ridotto.

La famosissima “discopatia” è in realtà un evento comunissimo e spesso asintomatico: come dicevo all’inizio, è cosa comune riscontrare discopatie anche in popolazioni giovani e perfettamente sane.

A livello lombare, è comune rilevare discopatie  tra le vertebre L4 -5 ed L5-S1.

A livello cervicale, gli spazi più colpiti sono C5-C6,C6-C7.

Sulla discopatia cervicale puoi leggere anche l’ articolo sulla discopatia C5-C6 o C6-C7.

Su quella lombare, c’è ovviamente l’articolo su L4-L5 o L5-S1

Come leggerai anche negli articoli, è più difficile trovare una persona senza discopatie, piuttosto che una CON discopatie.

Ciò non toglie che in caso di sintomi, irritazione e problemi vari si debba intervenire con un buon piano riabilitativo (che trovi negli articoli linkati).

 

 

Perchè si vengono a formare artrosi e discopatie

Una domanda che potrebbe venire spontaneo farsi è: ma perchè mi sono venute queste cose?

Perchè ho sviluppato artrosi e/o discopatie?

È stato il lavoro che faccio, l’età o qualcos’altro?

Per la maggior parte dei casi, non c’è una vera e propria risposta a queste domande: nessuno la può dare e non serve che qualcuno te la dia.

Come hai visto, il formarsi di artrosi e discopatie è per lo più la norma, quando più quando meno.

Quanto influiscano l’età o il lavoro che fai, è di fatto impossibile da dire.

Possono  però esserci mille fattori che determinano:

  • quanto saranno pronunciati questi problemi
  • quanti sintomi svilupperai e quali
  • come evolveranno nel tempo

Tra questi mille fattori ce ne sono alcuni che non puoi controllare, come ad esempio le tue caratteristiche genetiche.

Ce ne sono però molti altri che puoi assolutamente controllare e migliorare, come ad esempio:

  • il tuo stato di forma generale
  • la forza e la resistenza dei tuoi muscoli
  • il modo in cui ti muovi e l’attività che fai

Questi fattori pesano TANTISSIMO sul tuo benessere sull’evoluzione futura del tuo quadro.

Una buona muscolatura ed un buono stato di forma fanno la differenza tra “ho l’artrosi ma non mi dà problemi” e “soffro tremendamente a causa della mia artrosi“.

 

 

Come comportarsi in caso di artrosi, discopatie o ernie al disco

Le opzioni che hai sono fondamentalmente due: o ti rivolgi a dei professionisti, oppure incominci a lavorare su te stesso e su tutte quelle cose che si possono fare per migliorare i problemi di cui abbiamo parlato.

Nel primo caso, sarà il professionista a dirti cosa fare: devo però dirti che nella mia esperienza ho trovato molti più professionisti del tipo “ti risolvo io il problema con le mie terapie/manipolazioni“, piuttosto che “ti aiuto e ti supporto nel tuo miglioramento“.

Magari sono stato sfortunato io, chissà.

Nel secondo caso, dovrai invece lavorare sull’alimentazione, sull’esercizio e sullo stile di vita.

Come ho già detto, a fare la differenza nel medio e lungo termine sono:

  • lo stato dei muscoli nel punto in cui hai il problema (ad esempio, la colonna vertebrale)
  • lo stato generale dei tuoi muscoli
  • il tuo stato di forma complessivo

Se il tuo stile di vita e le tue attività sono volte a MIGLIORARE questi punti, stai sicuramente facendo la cosa giusta per mettere sotto controllo i tuoi sintomi.

Se invece hai un basso livello di forma generale, un basso tono muscolare e magari anche un alto livello di stress.…beh, può esserci qualche problema in più.

Niente panico: da anni pubblico sul mio sito (questo che stai visitando) e sui miei canali materiale che può esserti di aiuto proprio per quello di cui hai bisogno.

In questo caso, i contenuti che ti possono essere maggiormente di aiuto sono quelli relativi al video corso “La Postura Non Basta”.

In questo video corso imparerai infatti a prenderti cura dei tuoi muscoli, della tua postura ma anche del tuo stato di forma generale.

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Marcello Chiapponi

Ciao, sono Marcello Chiapponi, fisioterapista e personal trainer, responsabile del sito.

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