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Combattere l’ ERNIA AL DISCO (L5-S1) con gli ESERCIZI FISICI: la storia di Giorgio

Un fulmine a ciel sereno, anzi due fulmini nel giro di pochi mesi che ti stravolgono la vita.

Per i primi 35 anni della sua vita Giorgio (l’utente protagonista di questa storia, che è stato tanto gentile da condividere con me), non sapeva cosa significasse il mal di schiena.

Parole come “ernia al disco”, “discopatia L4-L5 e L5-S1” erano probabilmente qualcosa che aveva letto su qualche rivista di salute in attesa che fosse il suo turno dal barbiere.

Poi un giorno, a gennaio del 2015, tutto cambia nel giro di pochi istanti: il tempo necessario a scendere dalla macchina un po’ bruscamente e TAC! … ritrovarsi piegato in due dal dolore.

Questa situazione è in realtà molto comune, e viene chiamata comunemente “colpo della strega”, una infiammazione acuta della colonna lombare, che si risolve spontaneamente nel giro di qualche giorno.

Ed in effetti è andata così anche per Giorgio: qualche giorno dopo era nuovamente in piedi, senza bisogno di ricorrere a farmaci o ad altre terapie.

Purtroppo per lui, in questo caso il “colpo della strega” non era un episodio sporadico, ma l’inizio di un calvario ben peggiore qualche mese dopo, quello di una grossa ernia espulsa all’altezza delle vertebre L5-S1.

Cos’è successo e come è proseguita la storia di Giorgio?

Prima di scoprirlo, facciamo un passo indietro per capire di cosa sto parlando: ho deciso di pubblicare la storia di Giorgio per parlare dell’argomento “ernia al disco ed esercizi fisici”, visto che è una questione che mi viene posta di frequente, e della quale ho già parlato anche in un articolo su come fare attività fisica anche in presenza di problemi alla colonna.

 

Che cos’è l’ernia al disco

L’ernia al disco è il problema più comune della colonna vertebrale, talmente comune da essere presente anche nella stragrande maggioranza della popolazione SENZA mal di schiena.

In alcuni studi è stata vista una prevalenza addirittura all’80% di dischi danneggiati in persone senza sintomi (leggi il mio articolo sull’ernia lombare per le info complete)

L’ernia è un problema che colpisce il disco intervertebrale, ovvero la struttura che sta tra una vertebra e l’altra.

All’interno del disco c’è una struttura morbida chiamata “nucleo polposo”, circondata da una struttura chiamata “anello fibroso”.

 

 

Con il passare del tempo e/o con l’accumularsi di sforzi meccanici, l’anello fibroso del disco si può rompere, ed il nucleo polposo può scivolare verso l’esterno (ovvero può ERNIARE).

Scivolando verso l’esterno, il nucleo polposo può colpire le strutture nervose che passano all’interno delle vertebre: questa situazione è molto comune a livello LOMBARE nei dischi delle vertebre L4-L5 ed L5-S1.

Capita spesso anche a livello cervicale, soprattutto nelle vertebre C5-C6 e C6-C7.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di un processo che avviene molto lentamente negli anni, e proprio per questo rimane del tutto asintomatico (ecco perchè si ritrova anche nelle persone sane).

A volte però questo contatto tra ernia e strutture nervose circostanti è tutt’altro che asintomatico: una situazione di ernia al disco in fase acuta si può trasformare in un vero e proprio supplizio.

Il contatto tra ernia e nervo può dare luogo ad una grande infiammazione del nervo stesso: a livello lombare, ad essere colpito è per lo più il famosissimo nervo sciatico, un nervo che Giorgio ha imparato a conoscere bene (suo malgrado)

 

I sintomi dell’ernia al disco (ed i sintomi di Giorgio)

Abbiamo lasciato Giorgio in ripresa dal suo “colpo della strega”, avvenuto a gennaio 2015: dopo di esso, gli era rimasto soltanto un leggero dolore lombare, al quale non ha dato troppo peso.

Giorgio ha fatto quello che era normale fare e che avrei fatto anch’io, ovvero riprendere pian piano la vita di prima.

Non poteva certo sapere che quello “strascico” di dolore era il segno che qualcosa all’interno della sua schiena stava “macinando”, e che si sarebbe trasformato in un vero e proprio incubo qualche mese dopo.

Verso fine maggio infatti, i sintomi di Giorgio cambiano improvvisamente, trasformandosi nei classici e dolorosissimi sintomi dell’ernia al disco acuta.

La risonanza effettuata per accertarsi della situazione lasciava ben pochi dubbi in proposito

 

 

Il principale (e volendo anche l’unico) sintomo dell’ernia al disco acuta è il dolore alla gamba.

Il dolore alla gamba, che arriva ad essere estremamente acuto, nasce perchè l’ernia al disco irrita il nervo, che è una sorta di “filo elettrico” che porta la corrente alla gamba.

L’irritazione causata dall’ernia genera quindi forte dolore in tutto il territorio nel quale arriva il “filo elettrico” irritato.

In oltre il 90% dei casi, ad essere irritato è il nervo sciatico: questo perchè il nervo sciatico parte all’altezza delle vertebre L5 ed S1, le più coinvolte nei problemi di ernia al disco.

Nel caso di Giorgio, la sciatica era talmente acuta da rendergli impossibile qualsiasi movimento.

Nelle fasi peggiori, arrivava ad essere svegliato di notte dal dolore, quando in genere la posizione sdraiata è l’unica nella quale chi soffre di questo problema riesce a stare.

Il dolore tipico dell’ernia al disco con coinvolgimento sciatico coinvolge queste zone:

  • parte alta del gluteo
  • zona posteriore della coscia
  • margine esterno della gamba (all’altezza della tibia)
  • caviglia e pianta del piede

Informazione molto interessante: il dolore in zona LOMBARE NON è tra i sintomi tipici dell’ernia al disco, che rimane essenzialmente un problema di nervo.

Molto spesso le persone associano il loro mal di schiena al fatto che gli hanno riscontrato un’ernia in passato: in realtà, se non c’è un vero dolore sciatico, il mal di schiena non è legato all’ernia.

 

 

Le possibili terapie (ed i vari tentativi)

Ok, abbiamo capito cos’è un’ernia al disco: il disco si rompe, la parte centrale esce e tocca il nervo (per lo più il nervo sciatico).

Abbiamo capito che spesso questo succede in modo “silente”, ma che a volte si genera una forte irritazione del nervo sciatico, la quale provoca fortissimi dolori al gluteo e alla gamba.

A questo punto, che fare? Quali sono le TERAPIE per questo tipo di problema?

Ragionando istintivamente, dovrebbe servire qualcosa che faccia “rientrare” la parte di disco erniata, la quale va a toccare il nervo.

Esiste questa possibilità?

Naturalmente no: anche a livello chirurgico, quello che si va a fare è RIMUOVERE la parte di disco erniata, non di certo farla “rientrare”.

Per farla rientrare servirebbe una pressione negativa, situazione ovviamente impossibile da creare.

Per capire cosa intendo, immagina un hamburgher ben farcito, ed immagina di schiacciarlo troppo: la pressione sui pezzi di pane farà strabordare verso l’esterno i condimenti, giusto?

Ok, ora dovresti a far “rientrare” i condimenti cercando di allontanare le fette di pane, o di muoverle tra di loro: se ci riesci…fallo sapere al più presto ad un neurochirurgo!

A proposito di neurochirurgo, senti cosa ha detto in proposito il mio amico e neurochirurgo di riferimento Nicola Boari, durante un’intervista fatta per il mio canale YouTube.

Ci siamo capiti: la guarigione dai sintomi dell’ernia al disco (che avviene nella stragrande maggioranza dei casi) non passa attraverso il “rientro” dell’ernia, ma attraverso la riduzione dell’infiammazione.

Pian piano nel tempo (dai 3 ai 12 mesi) l’ernia perde volume (come se si “seccasse”), e l’irritazione diminuisce: a quel punto si viene a formare la stessa situazione che si ritrova nelle persone senza dolore, ma che comunque presentano una ernia al disco nella risonanza.

Il contatto tra nervo e ernia non è necessariamente un problema: gli spazi sono ampi ed il nervo si può “abituare”.

I problemi si hanno per lo più in fase acuta, che però a volte dura diversi mesi, e che si cerca di “contenere” con i metodi che descrivo nei prossimi paragrafi.

 

Terapie farmacologiche

Il primo approccio in assoluto al dolore da ernia al disco acuta è la terapia farmacologia, che ha lo scopo di ridurre l’infiammazione ed il dolore.

In genere, in questi casi il medico somministra anti infiammatori (spesso cortisonici) per bocca o tramite iniezione.

Si cerca quindi di calmare l’infiammazione e di ridurre il dolore, nel mentre che la problematica fa il suo corso naturale.

A Giorgio fu somministrata una pesante cura farmacologica, a base addirittura di oppiacei, ma la cosa non funzionò più di tanto: dopo un iniziale miglioramento, i dolori c’erano ancora, forse più forti di prima.

Ecco quindi che chi lo aveva in cura ha deciso di proporgli il passaggio successivo, ovvero le iniezioni epidurali.

 

Iniezioni epidurali (+ il “miracolo”)

L’iniezione epidurale è una procedura che si avvicina più a quelle chirurgiche che a quelle ambulatoriali, ed infatti viene praticata per lo più dagli anestesisti.

Si tratta di andare a mettere il farmaco anti infiammatorio / anti dolorifico il più vicino possibile alla sorgente del dolore, ovvero il più vicino possibile alle vertebre.

Per fare questo, l’iniezione viene praticata tra una vertebra e l’altra, nel cosiddetto spazio intervertebrale, in modo che il liquido possa andare a diffondersi nelle vicinanze del nervo irritato.

Giorgio doveva eseguire questo “intervento” in una clinica, quando accadde l’imprevedibile: il giorno stesso in cui mise piede nella clinica, il dolore cominciò a regredire, per la prima volta dopo diverse settimane.

Segno del destino? Paura dell’ “intervento”? Puro caso?

Impossibile saperlo: fatto sta che l’iniezione non fu fatta, proprio perchè il dolore era in regressione.

 

Fisioterapia

Passo velocemente sulla parte “fisioterapica” perchè non fa parte della storia di Giorgio, e perchè per lo più in fase molto acuta la fisioterapia non può aiutare più di tanto.

Dal punto di vista fisioterapico, a volte possono aiutare dei blandi esercizi di mobilizzazione ed allungamento della colonna, a patto che vengano eseguiti in assenza di dolore.

Anche la panca ad inversione spesso dà un certo sollievo alle persone in fase acuta: è ciò che si avvicina di più alla “pressione negativa” sul disco di cui parlavo prima.

Io utilizzo da anni nel mio studio il modello qui sotto: non fa miracoli ma in molti casi aiuta.

Intervento chirurgico

Solo il 2-3% delle ernie al disco necessita un intervento chirurgico di rimozione dell’ernia stessa.

Anche qui passo velocemente, dato che Giorgio fa parte del 98% che non lo necessitava.

Se vuoi approfondire, leggi il mio articolo sulla chirurgia per l’ernia al disco, che è di fatto un’intervista al neurochirurgo del video sopra.

 

La risoluzione dei sintomi e l’esercizio fisico

Il fortissimo dolore che Giorgio si era portato dietro per molte settimane, e che sembrava resistente a qualsiasi terapia, era finalmente scemato, permettendogli di “respirare”.

La tremenda sciatica si era trasformata in un sopportabilissimo formicolio sotto al piede sinistro: tutta un altra storia, ovviamente!

Qualche tempo dopo, non appena ha sentito che la situazione si era stabilizzata, Giorgio ha deciso di fare tesoro del problema che aveva avuto, e di mettere fine ad uno stile di vita che da troppo tempo era eccessivamente sedentario.

Decide quindi di affidarsi ad un istruttore ed iniziare un programma di attività fisica per irrobustire la muscolatura e riprendere un buono stato di forma.

Fortunatamente, Giorgio ha trovato un istruttore competente e aggiornato, che ha tenuto conto della sua storia, ma che non lo ha per questo direzionato solo verso attività leggere di “contenimento”.

Per un primo periodo, l’istruttore ha fatto eseguire a Giorgio una serie di esercizi di rinforzo della muscolatura lombare, in modo dolce e progressivo.

Si tratta ovviamente dello stesso approccio che propongo in tutti i miei contenuti, e naturalmente nella mia guida “Mal di schiena passo dopo passo”.

Gli esercizi di rinforzo muscolare hanno una serie di effetti benefici, e sono ad oggi la miglior terapia disponibile nel medio e lungo termine.

Il vantaggio principale è semplice da intuire: più i muscoli sono efficienti, migliori sono i movimenti della colonna lombare.

Se la colonna si muove meglio, la tolleranza al carico è maggiore, e le micro-sollecitazioni continue diminuiscono.

Ecco un video di semplici esercizi di rinforzo lombare.

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I pesi?? Da evitare assolutamente…..o forse no?

L’ultima cosa che viene consigliata a chi ha avuto un problema di ernia al disco è quella di dedicarsi ai pesi.

La parola “pesi” mette sempre un certo timore reverenziale, e spesso è vista con orrore anche dalla classe medica.

Il ragionamento alla base di questo timore ha anche una sua logica: la colonna è già sovraccarica, perchè caricarla ulteriormente con pesi che la persona si potrebbe risparmiare?

Di conseguenza, l’attività con i pesi viene sconsigliata nel 99% dei casi.

Il problema è che nel 99% dei casi, a sconsigliare questa attività sono persone che non hanno mai messo piede in una palestra e che non conoscono le dinamiche dell’esercizio di resistenza con sovraccarichi.

In realtà, ad oggi abbiamo molte più prove che un allenamento di resistenza ben fatto AIUTI la colonna vertebrale, più che danneggiarla.

Infatti, fin dagli anni ’80 gli studi dimostrano che i dischi si adattano POSITIVAMENTE quando vengono caricati in modo saggio, ovvero all’interno dei loro range di tolleranza.

Del resto, l’attività in palestra è quella nella quale puoi controllare il maggior numero di variabili, in quanto si può

  •  variare gli esercizi
  •  cambiare gli angoli di lavoro
  •  decidere i carichi
  •  scegliere quali gruppi muscolari lavorare

Insomma, le possibilità di personalizzazione del lavoro in palestra sono praticamente infinite, molto più ampie che nelle altre attività sportive amatoriali, come ad esempio la corsa o il nuoto.

Una attività in palestra ben fatta può “insegnare” alla colonna a sopportare, passo dopo passo, una maggiore quantità di carico.

Ed una colonna più robusta è una colonna che risente meno delle sollecitazioni della vita quotidiana.

Nel 2015, Giorgio era un uomo di 35 anni, sedentario e con un forte sovrappeso.

Oggi Giorgio è in grado di eseguire lo squat e lo stacco (esercizi che vengono considerati ad alto carico sulla colonna), con più di 150 Kg.

La sua colonna è più robusta (o meglio, lo sono  muscoli che la sostengono) e lui è una persona decisamente più in forma.

Ovviamente a questi carichi c’è arrivato grazie a:

  • una evidente predisposizione genetica
  • un piano di allenamento lento e graduale
  • una grossa dose di pazienza e di impegno

Episodi di lombalgia ce ne sono ancora stati, ma sono sempre più rari e sempre di minore intensità: dopo un episodio di questo tipo, rimane sempre una sorta di “punto debole” che in alcune occasioni può farsi risentire.

Ma grazie all’ottimo contenimento muscolare, questo punto debole è sempre meno debole.

Complimenti a Giorgio per aver trasformato questa brutta avventura in una possibilità di crescita fisica e personale.

 

Conclusione + come seguire lo stesso percorso

La storia di Giorgio spiega magnificamente come l’ernia al disco, pur essendo un problema che può dare sintomi invalidanti, non è una “condanna a vita”.

Nella stragrande maggioranza dei casi si può riprendere sia una ottima qualità di vita, sia una attività sportiva di alto livello.

Naturalmente, ogni caso fa storia a sè: non tutte le persone che hanno avuto problemi acuti da ernia al disco arrivano a fare squat con 150 Kg sulla schiena, ma non ce n’è neppure bisogno.

L’importante è cercare di dare movimento e forza alla schiena, in modo adatto al proprio livello e alla propria condizione attuale.

Giorgio si è inizialmente fatto seguire da un preparatore, ed ha poi anche attinto a diversi dei contenuti che ho pubblicato qui e sul mio canale YouTube.

Per capire come rinforzare la tua schiena e ripercorrere le orme di Giorgio, puoi consultare la mia playlist YouTube sul mal di schiena, oppure iscriverti gratuitamente al mio video corso Mal di Schiena Passo dopo Passo.

Nel video corso illustro quale percorso seguire e quali esercizi fare: si tratta di un percorso assolutamente personalizzabile in modo molto semplice.

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