Problemi cervicali cronici: dalla “crisi” alla “rinascita” (storia di Stefania)

Inutile girarci intorno: migliorare la propria condizione psico-fisica migliora la vita.

Se mi segui online, sai bene che amo condividere consigli professionali, raccomandazioni e corsi utili per risolvere problemi di salute.

Tuttavia, trovo che non riuscirei a farti capire fino in fondo i potenziali risvolti positivi che un miglioramento della salute può avere sulla vita di tutti giorni, se non condividendo con te le storie di chi l’ha fatto, mettendoci impegno, costanza e perseveranza.

Ecco perché ci tengo molto a dar voce alle esperienze dirette di chi ha scelto i nostri corsi, a testimonianza che una guida professionale e la buona volontà possano condurre a ottimi risultati, se non ad una vera e propria trasformazione completa del proprio stato di salute (e della vita).

Oggi ho intervistato Stefania, che ha iniziato il suo percorso per riuscire a gestire un problema congenito.

 

Ma, come in ogni percorso di crescita e miglioramento, quando si notano dei benefici rilevanti è difficile poi fermarsi: Stefania si è così appassionata che ha deciso di continuare il proprio percorso anche dopo aver raggiunto i suoi obiettivi iniziali, riuscendo a migliorare nettamente il proprio stato di salute, la postura e alcune vecchie problematiche che si portava dietro da molti anni.

 

 

Lo svantaggio iniziale del problema congenito :

 

 

( Domanda Marcello ): Qual è stato il tuo disturbo iniziale che ti ha portato a scegliere un percorso di fisioterapia?

(Risposta Stefania): Purtroppo soffro di torcicollo miogeno congenito, un problema che si protrae da quando sono nata, che mi costringeva a girare la testa solo da un lato.

Il mio percorso non è stato affatto facile: quando sono nata, 61 anni fa, questo mio problema è ben presto diventato un vero e proprio tabù a casa mia. L’unico trattamento che era stato scelto per cercare di risolvere questa mia problematica è stato farmi indossare quello che era un busto in gesso che costringeva la testa dal lato opposto.

In passato, la tendenza era quella di adottare un approccio invasivo per gestire la maggior parte delle problematiche.

Fortunatamente, i tempi sono cambiati, ma tutt’oggi esistono ancora delle procedure simili molto invasive per cercare di risolvere determinati casi, in genere molto gravi.

Questa tua problematica congenita, che in realtà interessa una piccola parte delle persone, fa capire come tu possa avere avuto uno “svantaggio” già in fase di partenza di quello che è stato poi il tuo percorso di fisioterapia.

Anche con uno svantaggio importante, come potrebbe essere un problema congenito, è sempre presente un margine di miglioramento.

 

 

(Domanda Marcello) : Com’è stato il tuo percorso nei successivi 60 anni?

(Risposta Stefania): Nonostante questo cosiddetto “svantaggio iniziale” devo ammettere di non aver mai riscontrato problemi rilevanti a livello fisico crescendo.

Per questo devo ringraziare principalmente mia madre, che mi ha sempre fatto svolgere molta attività sportiva: sono passata dal nuoto allo sci, dal tennis alla pallavolo e pallacanestro.

In un modo o nell’altro, ero sempre in movimento.

La svolta è stata a 50 anni quando, una mattina, ho provato una sensazione di vertigini senza più riuscire a stare in piedi.

Per un po’ di tempo, ogni volta che provavo a girare la testa o a guardare verso l’alto, cadevo.

 

(Domanda Marcello): Quindi il problema iniziale che sembrava essere stato gestito, in realtà è comparso di nuovo. Qual è stata la diagnosi?

(Risposta Stefania): All’inizio sono partiti pensando al peggio, ritenendola una problematica di livello neurologico,  in seguito (dopo risonanze, visite da ortopedici e fisiatri), hanno individuato una protrusione delle vertebre cervicali, un problema vestibolare, da cui sono infine risaliti al torcicollo congenito. Nelle varie visite mediche, il fisiatra mi ha confermato un’asimmetria e che il muscolo sternocleidomastoideo sinistro è sviluppato in modo nettamente diverso rispetto a quello di destra.

 

 

Scegliere il percorso giusto per ridurre i problemi cervicali

 

(Domanda Marcello) : una volta ricevuta la diagnosi, quale tipo di esercizi hai iniziato a fare?

(Risposta Stefania): Fin da subito ho iniziato a fare esercizi vestibolari sotto la guida di un personal trainer.

Devo ammettere però che si trattava di un percorso per niente stimolante, anzi, piuttosto noioso e sfidante anche da un punto di vista psicologico.

Ho iniziato a perdere motivazione quando il PT ha optato per focalizzarci su un potenziamento muscolare intensivo che mi sfiniva.

Sosteneva che i miei problemi di natura disequilibrata fossero principalmente legati alla mia muscolatura poco sviluppata, e mi ha fatto iniziare un programma di allenamento davvero troppo intenso per quella che era la mia visione.

Mi sembra di capire che, con l’affievolirsi della tua motivazione (che gioca un ruolo essenziale in ogni percorso di miglioramento), hai iniziato a cercare un’alternativa che fosse in linea con i tuo obiettivi.

 

 

(Domanda Marcello) : Come hai trovato il percorso giusto per te?

(Risposta Stefania): Una volta persa la motivazione ho iniziato a cercare un programma che facesse davvero al caso mio.

Seppure la sensazione di vertigine iniziale che avevo si stava piano piano alleviando, a livello fisico (ma anche psicologico) mi sentivo completamente esausta.

Ho comunque stretto i denti e continuato finché ho potuto perché ero convinta che fare movimento potesse essere

la soluzione: fortunatamente, coi tuoi corsi online, ho scoperto che esistono modi diversi di allenare il corpo.

Una volta abbandonato il percorso con il PT, ho iniziato un’approfondita ricerca online.

 

(Risposta Stefania): Qualche mese prima avevo acquistato il corso online Cervicale Stop iniziando a seguire i tuoi allenamenti e riscontrando davvero notevoli benefici.

Ho deciso di seguire anche il corso online Alleniamoci a stare meglio, che a me è stato di un’utilità incredibile.

La cosa che apprezzavo di più era avere un appuntamento quotidiano fisso per allenarmi, una lezione giornaliera che mi accompagnava giorno dopo giorno, incrementando gradualmente in difficoltà.

Quando ho iniziato non facevo più nulla da tempo, quindi mi sono resa conto che certe cose che sembravano facili non riuscivo più a farle, come riuscire a stare in equilibrio su una gamba sola. Ho iniziato seguendo una lezione al giorno, ma ben presto sono passata a raddoppiare il ritmo, seguendone una la mattina e una al pomeriggio.

Poi ho iniziato a integrare anche i numerosi video che hai messo a disposizione su YouTube.

C’è sempre margine di miglioramento per stare bene

 

(Domanda Marcello ) : Devo ammettere che traspare un grande entusiasmo dalle tue parole, sintomo di una motivazione ritrovata. Anche se non eri in una fase di disturbo particolare, quindi, iniziando questo nuovo percorso ti sei comunque resa conto che ci fosse un grande margine di miglioramento per stare bene?

 

(Risposta Stefania): Assolutamente sì: essere riuscita ad alleviare i sintomi del mio problema iniziale non ha affatto escluso la possibilità di migliorare ulteriormente.

Ad esempio, ho iniziato a invertire la tendenza nelle mie spalle che erano molto ricurve in avanti, così come ad utilizzare la respirazione diaframmatica per migliorare la postura.

Seppure il mio problema congenito non possa essere rimosso completamente, adesso mi muovo liberamente, giro e alzo la testa, e ho notato che la catena posteriore è nettamente più elastica e che riesco perfino a toccare per terra con le gambe dritte.

Ovviamente ci sono ancora molti esercizi, come quelli al muro, su cui devo lavorare.

Il mio beneficio più evidente? Se prima ci mettevo 5 o 6 minuti per riuscire ad alzarmi dal letto, adesso lo faccio in pochi secondi e con il turbo.

 

 

(Domanda Marcello ) : Sei partita da un problema congenito che poi sei riuscita a gestire brillantemente trovando una strategia.

Hai sofferto di un problema vestibolare di notevole intensità perché, a causa della problematica congenita, il collo tendeva ad irrigidirsi per evitare che tu facessi movimenti eccessivi.

Una volta superata la fase acuta del disturbo, hai comunque sentito l’esigenza di fare qualcosa per te, scoprendo un margine di benessere che non avresti potuto scoprire altrimenti.

 

(Risposta Stefania) : Assolutamente sì , Oltre al margine di benessere, ho scoperto un vero e proprio piacere per un’attività giornaliera.

Forse definirla dipendenza sarebbe esagerato, però ammetto di essere entusiasta all’idea di svegliarmi la mattina e fare il mio quarto d’ora di attività.

In realtà la parola dipendenza non era fuori luogo: quando ricevi certi stimoli e feedback dai tuoi muscoli poi è difficile farne a meno.

Quello però è il massimo dell’obiettivo per chi svolge il mio lavoro, ovvero riuscire a fare appassionare chi seguo all’attività.

Quando sei entusiasta di qualcosa poi lo porti avanti con grande determinazione e passione , Non esistono limiti di età per ritrovare un entusiasmo di questo tipo. A 60 anni, non ti sei certo posta obiettivi atletici irrealizzabili: hai molto semplicemente deciso di rimetterti in gioco. Giorno dopo giorno, hai scoperto che si può stare meglio anche con esercizi oggettivamente semplici.

Quando riesci a muoverti liberamente è tutta un’altra cosa ! Mi rendo conto che chi non ha mai avuto questo tipo di problemi non riesce a capirlo.

Sai quante amiche mi chiedono dove trovi la forza per alzarmi alle 7:00 per fare attività? Non solo è la prima cosa che faccio al mattino, ma la faccio anche con grande piacere. Ho iniziato a seguire i tuoi allenamenti da circa 7 mesi, per me è davvero cambiata la vita.

 

 

Concludendo ;

La tua testimonianza è una conferma per farci capire che, ogni giorno, stiamo lavorando nella direzione giusta.

Il messaggio principale che vogliamo far passare a chi ci segue è che per stare bene non servono soluzioni stravaganti ma grande impegno e amore per se stessi, come quello che dimostri ogni giorno tu Stefania.

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Marcello Chiapponi

Ciao, sono Marcello Chiapponi, fisioterapista e personal trainer, responsabile del sito.

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