Epicondilite (gomito del tennista): sintomi e rimedi + guida agli esercizi

Magari il dolore è iniziato in maniera subdola, e ti accorto di un dolore al gomito prendendo in mano una bottiglia o cercando di svitare un barattolo…

Oppure è iniziato tutto un brutto giorno, con un forte dolore sul lato esterno del gomito, a seguito di uno sforzo prolungato o anche di…nulla di particolare!

Il dolore sul lato esterno del gomito, nella maggior parte dei casi, è un problema ben noto: si chiama epicondilite, conosciuta anche come “gomito del tennista”.

L’epicondilite è un problema piuttosto subdolo, che spesso tende a cronicizzarsi, richiedendo settimane o mesi per risolversi.

In questo articolo vedremo insieme tutto quello che c’è da sapere sull’ epicondilite, ma soprattutto vedremo cosa si può fare per migliorare e risolvere questo fastidioso problema, che assolutamente non colpisce solo i tennisti.

Alla fine dell’articolo avrai le idee chiare sul problema, sui tempi e le modalità di recupero, ma soprattutto avrai già un “piano di lavoro” per iniziare a migliorare da subito il dolore al gomito più comune in assoluto.

Ok, partiamo!

 

PS: se ti interessa, ho realizzato un video corso completo sui dolori del gomito e del polso.

L’ho fatto con il mio amico e allenatore Alessandro Mainente, grandissimo esperto di esercizi per la prevenzione e la riduzione dei dolori al gomito.

Scoprila cliccando sull’immagine qui sotto!


Indice dell’articolo: tutto ciò che ti serve sapere sull’epicondilite

Che cos’è l’epicondilite, o gomito del tennista (che però può venire a tutti)

I sintomi e la diagnosi: come ti accorgi di avere una epicondilite

Le cause: perchè ti è venuta l’epicondilite (semplici TEST)

Quanto dura l’epicondilite

Come si cura la fase acuta

Come si migliora dopo la fase acuta

Esercizi mirati per l’epicondilite

Conclusione


Che cos’è l’epicondilite, o gomito del tennista (che però viene anche ad impiegati e casalinghe)

L’epicondilite è l’infiammazione di alcuni tendini posti sul lato esterno del gomito.

I tendini sono le parti finali dei muscoli: in pratica si tratta della parte di muscolo che si “aggancia” all’osso.

Sul lato esterno del gomito c’è una protuberanza ossea chiamata epicondilo, per questo si parla di “epicondilite”.

I tendini che si attaccano all’epicondilo appartengono a muscoli che in realtà servono ad estendere….il polso!

Questo è il motivo per cui puoi avere più dolore nello stringere una mano piuttosto che nel piegare il gomito stesso.

Tutto qui: si parla di epicondilite quando i tendini degli estensori del polso si infiammano ed iniziano a fare male.

Ora vediamo come puoi accorgerti di avere una epicondilite, e soprattutto quali potrebbero essere i motivi che ti hanno portato a svilupparla (non sono così scontati).

 

I sintomi e la diagnosi: come ti accorgi di avere una epicondilite

Il sintomo principale dell’epicondilite è naturalmente il dolore sull’esterno del gomito.

Questo dolore può esordire improvvisamente, magari a seguito di sforzi ripetuti ai quali non sei abituato: una situazione tipica è infatti la classica giornata di giardinaggio passata con le forbici in mano.

In molti casi l’inizio è più lento: ti accorgi che alcuni movimenti stanno diventando dolorosi, e nel giro di qualche giorno l’infiammazione si sviluppa completamente.

Il dolore da epicondilite compare tipicamente in tutte quelle situazioni in cui è richiesto uno sforzo agli estensori del polso (che come abbiamo visto. partono dal gomito)

Alcune situazioni tipiche, nelle quali compare il dolore, sono:

  • svitare un barattolo o usare un cacciavite
  • prendere una bottiglia
  • spostare un oggetto pesante
  • fare forza sul braccio per alzarsi

Ovviamente, superfluo citare i movimenti sportivi: vero che si chiama “gomito del tennista”, ma l’epicondilite è ben lungi dal colpire solo gli amanti della terra battuta, e tra poco capiremo perchè.

Ogni attività fisica che richiede un forte utilizzo degli arti superiori può risultare impossibile a causa del dolore al gomito.

La diagnosi è spesso molto semplice per il medico di base o per l’ortopedico, e spesso non sono necessari particolari esami diagnostici.

Se è presente:

  • dolore sul lato esterno del gomito
  • difficoltà in movimenti tipici
  • dolore alla palpazione dell’epicondilo

i dubbi sono pochi: in oltre il 90% dei casi, il dolore laterale del gomito è dovuto ad epicondilite.

Quando sussiste qualche dubbio, o il dolore sembra particolarmente “ostinato”, si può approfondire tramite ecografia o risonanza magnetica.

Dove e come si manifesta il dolore

Nell’epicondilite il dolore è spesso diffuso e non ben localizzabile.

A volte appare come una “stilettata” precisa sulla faccia esterna del gomito, ma molto spesso il dolore si irradia lungo tutto l’avambraccio, fino alle dita.

Non di rado si avvertono sensazioni di “scossa” o di formicolio: queste sensazioni sono legate alla irritazione di terminazioni nervose.

Quando i tendini si infiammano, può infatti capitare che si irritino anche i nervi nelle vicinanze, ed è per quello che possono comparire scosse, formicolii e dolore irradiato.

 

Le cause: perchè ti è venuta l’ epicondilite (e magari odi il tennis). Semplici test per metterti alla prova.

L’epicondilite può colpire indistintamente:

  • il tennista amatoriale
  • il tennista professionista
  • l’impiegato d’ufficio che fa poco movimento
  • la casalinga di Voghera
  • qualsiasi altro tipo di sportivo

Com’è possibile questo?

Semplice: la causa è una sola, ma le….”cause della causa” possono essere tantissime.

Cerco di spiegarmi meglio: i tendini si infiammano quando vengono sovraccaricati. Il sovraccarico può essere costituito da troppo peso, oppure da poco peso ma per troppo tempo.

Tradotto sul dolore al gomito: l’epicondilite arriva quando si sono sovraccaricati gli estensori del polso.

Il sovraccarico degli estensori del polso è la causa principale dell’epicondilite ma…..perchè si sono sovraccaricati?

La risposta non è così scontata.

Oltre al sovraccarico “scontato” di alcuni sport come il tennis e la ginnastica, ci sono altre cause ben più subdole, ovvero:

  • mantenimento di posizioni prolungate in accorciamento
  • rigidità dell’articolazione del polso
  • limitata mobilità di spalle
  • problematiche cervicali
  • eccessiva debolezza dei muscoli o dei legamenti (lassità)

Ecco che ora è un po’ più chiaro perchè l’epicondilite possa colpire sia gli sportivi che le casalinghe.

Se ci sono eccessive rigidità nelle spalle, nel collo o nel polso, il movimento dell’arto superiore può risultare “alterato”, e si può sviluppare un sovraccarico al gomito del tutto involontario.

Vediamo alcuni semplici “test” per analizzare i tuoi “fattori di rischio”: più ne hai, più non è difficile capire come mai tu abbia sviluppato una epicondilite.

 

#1 mantenimento di posizioni prolungate in accorciamento

Sovraccarico non significa soltanto “troppo movimento”: a volte il sovraccarico può essere dovuto a “troppo poco movimento”.

Nei lavori da ufficio si mantiene spesso la stessa posizione del braccio per ore: logico che i muscoli ne soffrano.

Naturalmente, uno dei movimenti più critici è quello di utilizzare il mouse, in quanto l’utilizzo del mouse avviene in una posizione di accorciamento dei tendini estensori del polso.

Se utilizzi il mouse per molte ore sei naturalmente più a rischio: gli esercizi che troverai più avanti nell’articolo ti aiuteranno a mantenere un buono stato della muscolatura.

 

#2 rigidità dell’articolazione del polso

Se hai i polsi rigidi, sei naturalmente più a rischio, in quanto il carico che i tuoi tendini devono gestire è maggiore.

Inoltre, più le articolazioni sono rigide, meno i movimenti dell’arto superiore risultano naturali.

Non è necessario fare lavori d’ufficio per sviluppare rigidità ai polsi: i miei lo sono, eppure ho passato gli ultimi 20 anni con le mani in movimento, sempre diverso.

TEST: per “testare” la tua rigidità del polso, prova semplicemente i due movimenti nelle foto qui sotto.

Quando il polso va in flessione, dovresti raggiungere circa i 90 gradi.

 

Quando va in estensione, dovresti arrivare a circa 70: come vedi io sono ben lontano.

Se hai i polsi rigidi, gli esercizi che illustrerò tra poco ti potranno essere molto utili: l’estensione del mio polso era decisamente peggio qualche anno fa.

 

#3 limitata mobilità di spalle

Così come il movimento del polso influenza quello del gomito, anche la rigidità della spalla può alterare la meccanica del braccio ed entrare nelle possibili cause dell’epicondilite.

Il collegamento non è così stretto come con il polso, ma vale la pena di fare un semplice test.

TEST: mettiti nella posizione indicata dalla foto, con i gomiti e le spalle a 90 gradi. Puoi essere seduto a terra, su uno sgabello o su una sedia girata al contrario: l’importante è che la schiena sia più appoggiata al muro possibile.

I tuoi avambracci toccano più o meno agevolmente il muro?

Se la risposta è no, hai una discreta rigidità in rotazione di spalla: questo può far si che gomito e polso si sovraccarichino, in quanto cercheranno di compensare.

 

#4 problematiche cervicali

Parlando di movimento dell’arto superiore, possiamo non citare sua maestà il rachide cervicale?

Ovviamente no: anche le rigidità del tratto cervicale possono contribuire a modificare il movimento del braccio, favorendo lo sviluppo di infiammazioni come l’epicondilite.

Alcuni addirittura sostengono che il dolore dell’epicondilite sia da riferirsi esclusivamente a delle problematiche di tipo cervicale.

Al di là delle limitate prove a sostegno di questa tesi, devo dire che non mi è mai capitato che un dolore al gomito sparisse concentrandomi esclusivamente sulla cura del tratto cervicale.

È utile non dimenticare il tratto cervicale quando si cerca di migliorare la situazione del gomito, ma sostenere che tutti i dolori del gomito nascono dal collo è decisamente un po’ esagerato.

TEST: il più semplice test che puoi fare è la rotazione cervicale. Girando la testa a desta e a sinistra devi completare una rotazione di circa 180 gradi, senza avvertire fastidi o dolori.

#5 eccessiva debolezza dei muscoli o dei legamenti (lassità)

Non sono solo le eccessive rigidità ad essere possibile causa di epicondilite.

In alcuni casi si ha il problema contrario, cioè la eccessiva debolezza: ci sono persone che per loro caratteristiche genetiche hanno le articolazioni particolarmente mobili, anzi parecchio più mobili della media.

Questo fenomeno si chiama “lassità legamentosa”: articolazioni lasse sono in genere articolazioni deboli, e questo le rende più vulnerabili.

Se hai una lassità legamentosa probabilmente già lo sai, in ogni caso è piuttosto semplice appurarlo:

  • nei test precedenti non hai alcuna difficoltà, anzi vai oltre il richiesto
  • il tuo gomito si iper-estende, come nella foto sopra

 

Quanto dura l’epicondilite? È vero che diventa cronica?

Questo è sicuramente un capitolo assai dolente.

Inutile negare che ci siano persone che l’epicondilite se la trascinano da settimane, mesi, e qualcuno addirittura da anni.

Se avverti il dolore da poco ed è molto acuto, non spaventarti: anche nei casi più cronici, il dolore non rimane sempre così forte!

L’epicondilite è sicuramente una delle problematiche tendinee più “ostiche” in assoluto: fa la gara con la sua “vicina di casa”, ovvero l’epitrocleite (dolore sulla faccia interna del gomito).

La difficoltà a guarire e la tendenza a “cronicizzare” è dovuta, con tutta probabilità, ad un fattore vascolare: alcune aree (tra cui i tendini del gomito) sono scarsamente irrorate, da qui la lentezza nel ridursi dello il loro stato infiammatorio.

Alcuni studi mostrano infatti una ridotta circolazione nei muscoli estensori del polso in persone con epicondilite cronica.

 

Durata dei sintomi

Purtroppo non c’è un modo sicuro di stabilire quanto dureranno i sintomi: anche cercando di curarla nel migliore dei modi, i tempi di recupero potrebbero essere comunque lunghi.

In linea di massima, il “ciclo” dell’epicondilite si chiude in una finestra temporale che va dai 3 agli 8 mesi.

Come per ogni problema muscolo scheletrico, ci sono le eccezioni che se la cavano in due settimane, e quelli che ne sono ancora alle prese dopo due anni.

Naturalmente, in un lasso di tempo così lungo, il problema attraversa varie fasi:

  • una fase di dolore acuto
  • una di dolore meno acuto ma comunque ben percepibile
  • una ultima fase di dolore lieve, compatibile con quasi tutte le attività della vita quotidiana, sia sportive che non

Se la domanda è “quanto devo stare fermo dal mio sport preferito?”, la risposta è….dipende!

Stoppare completamente l’attività sportiva, al di là delle prime 2-3 settimane, spesso non è la migliore delle soluzioni.

Per quanto possibile, risulta più produttivo fare esercizi rieducativi (che vedremo), e nel frattempo continuare a fare attività leggera, evitando i movimenti più critici.

Insomma, la durata dell’ epicondilite è sempre un’incognita, anche con tutte le cure del caso: in ogni caso, ci sono una serie di cose da fare che possono essere di grande aiuto.

Vediamole!

 

Come si cura una epicondilite: rimedi per la fase acuta

La prima cosa da fare è naturalmente quella più scontata: essere sicuri della diagnosi recandosi dal medico.

Medico che dovrebbe già fornirti una serie di consigli e rimedi, almeno per la fase acuta.

La fase acuta dell’epicondilite è quella dei primi 15-25 giorni, ed è caratterizzata da:

  • dolore intenso, a volte anche di notte
  • sensazione di bruciore e di irradiazione del dolore all’avambraccio
  • dolore alla pressione del lato esterno del gomito
  • significativa limitazione nei movimenti

In questa fase, alcuni rimedi che possono aiutare sono:

  • ghiaccio
  • anti infiammatori
  • cerotti medicati
  • tutore di contenimento

 

#1 Ghiaccio

15-20 minuti di impacco ghiacciato 2-3 volte al giorno aiutano a ridurre qualsiasi tipo di infiammazione: il gomito non fa eccezione.

Se hai dolore da più di un mese, l’impacco con il ghiaccio non ha più molto senso.

#2 Anti infiammatori

Naturalmente deve essere il medico a prescriverteli.

Nota bene: non pensare che gli anti infiammatori per bocca siano super efficaci in casi come questo.

Il motivo? Lo stesso per cui l’epicondilite tende a cronicizzarsi: la poca vascolarizzazione della zona.

Così come c’è poco afflusso di sangue per i naturali sistemi anti-infiammatori del corpo, non possiamo pensare che l’anti infiammatorio preso per bocca abbia un grande effetto sui tendini del gomito.

#3 Cerotti medicati

Un po’ di speranza in più, anche se non eccessiva, la possiamo riporre sui cerotti anti infiammatori: andando più vicino alla zona “incriminata”, c’è qualche possibilità in più che il principio attivo arrivi a destinazione.

Anche qui parliamo di qualcosa che ha senso per i primi 15-25 giorni.

Prova dei cerotti come quelli dell’immagine qui sotto (che sono a base di prodotti naturali), e testane l’effetto.

#4 Tutore di contenimento

Lo scopo del tutore è quello di comprimere leggermente le strutture e di tutelarle.

In questo modo, si sfrutta lo stesso effetto di quando prendiamo una botta e mettiamo la mano sulla zona per sentire meno dolore.

Un tutore come quello dell’immagine qui sotto può essere un aiuto, anche se ovviamente non fa miracoli

 

Come si cura l’epicondilite: rimedi DOPO la fase acuta

Ok, qui le cose si fanno interessanti, perchè parliamo della maggior parte della popolazione.

Dopo che il dolore della fase acuta si è ridotto, cosa posso fare per tornare alle normali attività, e favorire una guarigione completa?

Brutte notizie: non ci sono soluzioni sicure al 100%, che possano andare bene per tutti.

Se ti rivolgi a 10 professionisti, riceverai 10 proposte diverse, che possono comprendere:

  • terapie fisiche come laser, ultrasuoni, onde d’urto
  • trattamenti manuali
  • infiltrazioni
  • esercizi mirati

Quale di queste terapie funziona meglio?

Impossibile dirlo: come sempre in medicina muscolo scheletrica, la risposta alle terapie è altamente soggettiva.

E come spesso accade, le terapie che si fanno più di frequente sono quelle che hanno MENO evidenze scientifiche a supporto.

 

Terapie fisiche e terapie manuali

Gli studi scientifici a favore di laser, onde d’urto ecc. non sono concordi.

Una recente ricerca apparsa sul World Journal of Methodology (QUI il link all’articolo in inglese) ha messo in evidenza come di fatto nessun trattamento fisico o manuale sia stato in grado di rivelarsi superiori agli altri.

Sempre nella stessa ricerca, emerge come i trattamenti manipolativi possano essere utili solo nel brevissimo periodo (QUI il link all’articolo in inglese), ma che nel medio termine non siano così di aiuto.

Migliori evidenze (link QUI, sempre in inglese) le si hanno invece sull’esercizio terapeutico, che come al solito è la cosa…..meno consigliata!

 

Infiltrazioni

Le infiltrazioni di sostanze anti infiammatorie (tipicamente lidocaina o cortisone) sono un trattamento molto usato nei problemi tendinei, soprattutto in quelli della spalla.

La cosa funziona?

In molti casi sicuramente si, infatti sono tanti gli studi (QUI il link al riferimento, in inglese) che dimostrano l’efficacia delle infiltrazioni nel miglioramento del dolore al gomito.

Non tutto è oro quel che luccica però. Nel considerare le infiltrazioni si deve tenere conto che:

  • l’utilizzo ripetuto di cortisone danneggia i tendini
  • l’effetto è temporaneo per definizione

In più, mentre si è sotto effetto del farmaco, si può essere tentati di fare movimenti ed attività che altrimenti sarebbero state impossibili.

Naturalmente, c’è il rischio che questo si traduca in un aumento del dolore quando l’effetto dell’infiltrazione sarà finito.

 

Esercizio terapeutico

Come abbiamo visto, ci sono sono diversi studi  che dimostrano come l’esercizio mirato sia una ottima soluzione per la gestione del dolore laterale del gomito.

Purtroppo tra i professionisti l’importanza dell’esercizio è spesso sottovalutata, per i più svariati motivi.

In realtà, seppur non dobbiamo aspettarci cambiamenti improvvisi della sintomatologia, fare esercizio è sicuramente una delle migliori cose che possiamo fare per i nostri tendini.

Se ci pensi, è abbastanza naturale: il dolore è partito da un problema di MOVIMENTO, e quindi è giusto che nel MOVIMENTO risieda la soluzione.

Il movimento mirato, secondo diversi studi, è in grado di migliorare la struttura tendinea, rinforzandola e riducendo l’infiammazione

Ottimo: non ci resta che vedere gli esercizi che maggiormente ti possono aiutare!

 

Esercizi mirati per epicondilite: il rimedio per eccellenza!

Vediamo quali esercizi possono esserci di aiuto nel migliorare una epicondilite cronica.

La raccomandazione è quella di eseguire gli esercizi con molta cautela, senza forzare in alcun modo: non accelererai la guarigione “tirando” di più.

Puoi eseguire gli esercizi tutti i giorni, nel momento della giornata che ritieni più opportuno.

Gli esercizi che vedrai tra poco sono naturalmente presi dal video corso completo sul dolore al gomito e al polso, realizzato con il mio amico Alessandro Mainente.

Se ti interessa un piano più completo e progressivo, con tutte le indicazioni anche per le attività sportive, ti consiglio di darci un’occhiata!

Clicca sull’immagine qui sotto!

Esercizio #1: allungamento del trapezio (facoltativo)

Abbiamo visto come il tratto cervicale possa essere una potenziale concausa di problemi al gomito: perchè non iniziare da lì?

Ecco un efficace esercizio di allungamento del muscolo trapezio: se nel TEST del paragrafo precedente non hai notato significativi “blocchi” al collo, puoi passare oltre.

Esercizio #2: rotazioni della spalla (facoltativo)

Per la spalla vale lo stesso discorso fatto per il tratto cervicale: la rigidità di questa articolazione può contribuire ad alterare la meccanica del braccio, favorendo l’infiammazione del gomito.

Migliorare la rotazione della spalla è relativamente semplice e utile in ogni caso: perchè non farlo?

Anche qui, passa al prossimo esercizio se nel TEST non mostravi alcuna difficoltà nella rotazione di spalla.

 

Esercizio #3: allungamento dei flessori

Questo esercizio invece non è assolutamente facoltativo. Una delle stimolazioni più importanti che puoi dare al tuo gomito è quella di “distendere” i muscoli flessori, spesso significativamente contratti.

Esercizio #4: rinforzo degli estensori

Un altro passo importante della rieducazione del gomito è il rinforzo dei muscoli estensori, quelli più coinvolti nel problema: va da sè che questo rinforzo deve essere particolarmente cauto.

Ad illustrare l’esercizio è il mio amico e allenatore Alessandro Mainente, mio co-autore nella guida completa ai dolori di gomito e polso.

 

Esercizio #5: i pronatori

La prono-supinazione è il movimento con cui portiamo i palmi verso l’alto o verso il basso. Il muscolo supinatore svolge un importante ruolo nel dolore laterale del gomito.

 

Conclusione

L’epicondilite è sicuramente una problematica ostica, che tende a cronicizzarsi e a farti compagnia per diverse settimane.

La prima cosa che ti serve è, come sempre, avere le informazioni corrette, soprattutto sulle normali tempistiche di recupero.

Se sei a conoscenza del fatto che la permanenza per 6-12 mesi è perfettamente normale, non svilupperai inutili preoccupazioni.

Se hai letto questo articolo con attenzione, dovresti avere le informazioni corrette ed una serie di esercizi per migliorare da subito.

Rimane la raccomandazione di rimanere sotto controllo medico, ma ora dovresti avere tutto ciò che ti serve per battere questo fastidiosissimo problema!

3 risposte

  1. Complimenti, come al solito indicazioni chiare ed efficaci. Grazie sentite per il vostro lavoro sempre valido ed ottimo

  2. Grazie!!! mi è molto piaciuto il vostro lavoro divulgativo e farò conoscere il vostro sito ad una persona che appunto mi aveva chiesto cosa fare per l’epicondilite; io mi diletto con la medicina cinese e…. conoscere il nostro corpo fa sempre bene, se non “miracoli” (:-)) Buon lavoro!!

  3. BUON GOORNO RAGAZZI E ANCHE QUESTO ARTICOLO SULLA PEricondite (ho scritto giusto?)super interessante mi chiedo ? Ma dove avete studiato? Ho scporto un mondo mille geazie per aver cura della nostra salute in questa vita cosi’veloce di nuovo mille grazie ……. mi spiace non porter venire5un studio purtroppo coi tempi che corrono a volte non si hanno nemmeno le possibilità di curarsi ma gia cosi il mio Fisico6 rispode in un’altro modo

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Marcello Chiapponi

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